Vita e morte delle aragoste

vita e morte delle aragoste

di Ippolita Luzzo

Mattina di ferragosto, spremo l’arancia che ha consigliato Antonio, la voce narrante, al suo amico Vincenzo a pagina 66 del libro Vita e morte delle aragoste di Cosentino Nicola H. (Voland).
Seguo l’altro consiglio: Perché non scrivi? E scrivi ancora. Sei bravo.
Guarderò Antonio anche io come i labrador neri.
“Non sentirsi niente di speciale e pretendere di esserlo, ogni tanto: questo per lui doveva avere un sapore amaro, o del sangue ferroso degli sforzi”.
Mi sento già speciale stamattina, come tutte le mattine di una lunga esistenza di specialità, a pigiare i tasti neri di un pc e scrivere di Nicola H. Cosentino, del suo libro edito da Voland, nella primavera del 2017, e letto ieri pomeriggio diventando amica dei due protagonisti con immedesimazione immediata in Vincenzo, l’amico di cui Antonio racconta.
Dieci anni di amicizia a quadri, ad episodi, dal 2005 al 2016, ogni capitolo ha l’anno di riferimento e il fatto successo. Dieci anni di crescita dal liceo alla vita adulta, al tran tran della sconoscenza.
Raccontato con tecnica e opportuni rimandi scenici, come un film, con sequenze, “Teapot leggeva, poi si annoiava, poi leggeva ancora”, a pagina 45 l’autore ci invita sullo stesso treno con in regalo un gatto dal pelo blu di Russia del quale si augura noi avremo cura.
Teapot sarebbe la teiera che in mille pezzi si infrange contro lo sportello di un taxi a Shoreditch High Street e Vincenzo raccoglie “una scheggia bianca con un fiorellino stilizzato, del tutto simile alla corona di un caricatore, rosso vermiglio.” Un frammento di porcellana nella tracolla e lui, per gli amici, diventerà Teapot.
Un personaggio è un personaggio quando i lettori dialogano con lui ed io da ieri sto a parlare con Antonio e Vincenzo, scambiandomi le parti e sentendo la loro compagnia.
“Quando siamo soli facciamo delle cose assurde, per fortuna non lo sa nessuno”: le parole di Vincenzo a pagina 118.
Io faccio una spremuta di arancia, vi consiglio questo libro, e mentre stamattina rientravo a casa dal mio giro usuale, mamma, edicola, casa, “pensai alle infinità di cose che faceva senza dirlo a nessuno e senza che io lo vedessi. Mi domandai dove andassero a finire tutti quei momenti in cui era solo testimone di sé stesso. Che porzione di Teapot conoscevo?”  Che porzione conosciamo dei nostri amici  e quale conoscono della nostra gli amici? La porzione del Tè. Quel frammento scheggiato della teiera.
Con un abbraccio ad Antonio e Vincenzo nell’aranciata solare di un giorno speciale.

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