I dischi di Guido Michelone: Corea, Clarke & White, Forever

Forever

Un album doppio straordinario, un disco vero di gran classe (Concord): queste sono le impressioni a caldo dopo il primo ascolto del progetto del 2010 di Chick Corea (pianoforte e tastiere) assieme ai fidi Stanley Clarke (contrabbasso e basso elettrico) e Lenny White (batteria e percussioni). I tre assieme ad Al Di Meola (chitarre) avevano costituito negli anni Settanta i Return To Forever, tra l’altro di nuovo riunitesi in tempi recenti per un’operazione non soltanto nostalgica ma intesa a riaffermare le ragioni di un jazzrock raffinato e sperimentale. Queste stesse premesse sono un po’ alla base del trio di Forever, con un’ulteriore fondamentale aggiunta: se nei Return To Forever l’impegno era circostanziato alla sola fusion (sia pur trattata quasi avanguardisticamente come nessun altro oggi sarebbe in grado di esternare), ora in questo Forever (e la scelta della parola ‘forever’ non è casuale) lo spettro musicale si allarga sempre di più: in pratica, di fatto, Corea, Clarke e White omaggiano tutto (o quasi) il jazz degli ultimi quarant’anni, da quando insomma i tre, assieme o separatamente, hanno iniziato a diventare famosi, senza nulla perdere dell’originaria creatività – perpetuata oggigiorno con stile e magniloquenza – pur transitando attraverso esperienze jazzistiche anche molto eterogenee e sovrapposte. Ma per fortuna in Forever ci sono spazi (e tempi) per tutto e per tutti. L’inizio ad esempio è dedicato alla storia del piano jazz trio con tre brani fatidici che rappresentano la svolta del modern jazz contemporaneo tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, quando ad alzare in alto il vessillo della libertà inventiva c’erano musicisti come Miles Davis, John Coltrane, Bill Evans, Bud Powell e molti altri. La scelta dei tre pezzi – On Green Dolphin Street, Waltz For Debby, Bud Powell – è un tributo più o meno diretto allo stesso Miles che suonò On Green Dolphin Street diverse volte, in modale, prima di cambiare e virare al rock, accogliendo nel gruppo proprio un giovanissimo Corea al piano elettrico. Waltz For Debby è invece il capolavoro del pianista Bill Evans, il cui trio con Scott La Faro e Paul Motian è stato un riferimento assoluto per lo studente Corea; ed infine Bud Powell, fin dal tiolo, è l’omaggio al pianoman del bebop che per primo varò la formula del moderno jazz trio con contrabbasso e batteria non solo in mera funzione accompagnatrice, ma come sostegno dinamico, preludendo già all’interplay evansiano. A sentire la naturalezza, l’intelligenza, la coesione di Corea con Clarke e White proprio sul jazz acustico (abituati da sempre ad ascoltarli nel sound elettrificato) e dal vivo (almeno in parte) si rimane incantati: la performance è forse tra le migliori nella storia recente dei trii pianistici, persino superiore agli ensemble di Keith Jarrett e Brad Melhdau, senza nulla togliergli. E tutto il doppio album va avanti così, tra innumerevoli sorprese, graditissimi ospiti, assaggi funk, atmosfere anche latinoamericane, sentori melodici, e imprinting acutamente jazzati, senso dello swing, insomma, come si diceva prima, uno straordinario ripasso in una sola volta del presente di un jazz più vivo che mai.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...