Hot club of detroit

Da qualche anno gli americani hanno scoperto lo swing gitan o jazz manouche, ovvero la musica inventata da Django Reinhardt assime a Stéphane Grappelli nella Parigi del 1935, con il nome di Quintette du Hot Club de France, spopolando fino all’immediato dopoguerra grazie a un’intelligente mescolanza di radici europee, valzer musette, improvvisazioni afroamericane e ritmi zingareschi. Si trattava insomma della prima (e forse unica) via autenticamente europea alla jazz music, che ora quasi per paradosso viene ripresa da giovani musicisti statunitensi che organizzano festival, concorsi, rassegne, convegni e soprattutto registrano tanti dischi nel nome indiscusso del maestro Reinhardt. In tal senso il quintetto Hot Club Of Detroit, dall’ex capitale dell’industria automobilistica (e del grande soul) è una piccola realtà consolidatissima: il leader Evan Perri (chitarra solista), Julien Labro (fisarmonica a bottoni), Paul Brady (chitarra ritmica), Andrew Katzat (contrabbasso), Carl Cafagna (sassofoni e clarinetti) sono ora arrivati al terzo album dopo il primo omonimo e Night Town. Ed è una piacevolissima sorpresa ascoltare i tredici vivaci pezzi in scaletta di questo It’s About That Time (2010, Mark Avenue): On The Steps, Nostalgia In Times Square, Noto Swing, “Tristesse” E Major Etude, Equilibrium, Restless Twilights, For Stéphane, Papillon, Duke And Dukie, Heavy Artillerie / It’s About That Time, Patio Swing, Sacré Bleu, Sweet Chorus. Come si può notare, il repertorio è assai eterogeneo e comprende qualche original e naturalmente alcuni classici di Django, ma anche e persino celebri composizioni di Charles Mingus e Miles Davis ovvero il jazz contemporaneo o persino di Fryderyk Chopin, sommo poeta della musica classica romantica. Il fatto è che, come racconta Brady, “Per me Django Reinhardt era un grande improvvisatore jazz come Coleman Hawkins o Lester Young o uno degli altri grandi jazzmen del suo tempo. Noi quindi non ci avviciniamo alla sua musica come a quella di una band gitana, bensì come un gruppo jazz al 100%”. E questo spiega, alla fine, un sound versatile, articolato, ricco di ulteriori citazioni (Duke Ellington, Pat Martino, Joe Zawinul) che fa di It’s About That Time di Hot Club Of Detroit un disco da comprare subito.