Jarrett Hamburg

Capita spesso che, in molti periodi della storia del jazz, i dischi siano una cosa e i concerti un’altra cosa ancora, nel senso che la libertà consentita dalle esibizioni dal vivo talvolta viene trattenuta in sala di registrazione, con evidenti discrasie tra la stessa musica proposta nei differenti contesti. L’esempio di questo live (ECM) è madornale: si tratta di un inedito – registrato il 14 giugno al NDR Jazz Workshop di Amburgo 1972 in trio da Keith Jarrett al pianoforte, al flauto, al sax soprano, da Charlie Haden al contrabbasso, da Paul Motian alla batteria e alle percussioni – rimasto troppo a lungo negli archivi (tranne alcune immagini video) che ora finalmente consente – a chi si era perso quelle esibizioni anche solo per questioni anagrafiche – di rinverdire la memoria su un artista all’epoca giudicato quasi esclusivamente sui dischi pubblicati. Quest’ultimi erano molti e quasi tutti di pregevole fattura (se non capolavori!), ma l’energia sprigionata dal pianista davanti al pubblico era unica e ogni recital risultava davvero uno diverso dall’altro, anche perché tale energia viene intrinsecamente legata a una creatività artistica che a sua volta fa dell’improvvisazione e dell’interplay un punto di forza fenomenale: in quegli anni la filosofia del piano jazz trio passa in definitiva il testimone da Bill Evans a Keith Jarrett che lo mantiene tuttora. Nei dettagli Hamburg ‘72 presenta sei brani di cui i quattro centrali – Everything That Lives Laments; Piece for Ornette; Take Me Back; Life Dance – escono dalla penna del leader stesso, mentre l’iniziale Rainbow (Margot Jarrett) e il conclusivo Song for Che (Haden) appartengono rispettivamente alla prima moglie (all’anagrafe Erley) e alla Liberation Music Orchestra dell’omonimo concept album di tre anni prima: sono pezzi fra loro alquanto eterogenei come atmosfere sonore (vivaci, romantiche, passionali, meditabonde, avanguardiste), alla stregua di un concerto di proposito variegato al pari della ricerca che Jarrett conduce in quel cruciale periodo. Per contestualizzare Hamburg ’72 basti rammentare che il recital è incastonato fra dischi quali Facing You (1971) Expectation e Ruta And Daitya (1972) da un lato e Fort Yawuh e In The Light (1973): ci sono dunque le prime esperienze di piano solo e la novità del quartetto con il tenorista Dewey Redman. E c’è soprattutto l’allontanamento definitivo dalle seducenti proposte fusion prima con il quartetto di Charles Llyod poi con la band di Miles Davis. Jarrett ormai si concentra unicamente sul pianoforte, sulla composizione, sull’arte improvvisativa in solitudine o con l’interplay del trio; guarda ancora, in parallelo, a Ornette Coleman e a Bill Evans, ma, come si evince dai suoni di Hamburg ’72, con la mente e con l’anima, sta già andando oltre…