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di Ippolita Luzzo

10 classici +1. Comincio dall’ultimo La vita istruzioni per l’uso: il destino.
Bartlebooth è seduto davanti il suo puzzle. Io sono seduta su una panchina pubblica al sole di uno spiazzo verde vicino casa. Leggo e sottolineo Alessandro Zaccuri con “la consapevolezza che il romanzo non era finito. Si poteva smontare e rimontare”.
Trovare quel che sparisce e andare a visitare quel luogo inventato in rue Simon-Crubellier al numero 11. La sera del 25 giugno 1975 poco prima delle otto di sera.
La creazione di uno scrittore: Perec.
Un grande libro è la storia che racconta, ci dice Alessandro, e noi, non invitati, riusciamo ad entrare in quelle strade, in quelle case, sederci sui divani di quegli abitanti con i tetti scoperchiati.
Decifriamo così la mappa che invisibile disegna attorno a noi il romanzo. “Riempire i vuoti tra un fatto e un altro, riconoscere che c’è una forza che guida le nostre vite e che permette di riassumerle in una storia” dal nome provvisorio di destino.

Vita, al plurale, fa vite, in italiano la vite gira e fissa. Far girare la vite per fissare oggetti, per fissare la vita a noi, nella lettura che a ritroso ora sto facendo con Dostoevskij, scendendo quella scala a chiocciola in Memorie dal sottosuolo.
“La letteratura è l’attesa di un eco che tarda a venire dal fondo”
Ho sottolineato moltissimo di questo saggio di Alessandro Zaccuri ma ora voglio lasciarvi quel desiderio di andarvi a leggere Alessandro, di andare a riprendere i classici da lui raccontati con la certezza che li scoprirete diversi e nuovi, d’un tratto, all’improvviso, come d’un tratto e all’improvviso sono le decisioni interiori dei personaggi e anche le nostre.
Leggere Alessandro Zaccuri è come leggere ciò che io ho sempre pensato. La lettura non come “evasione della quotidianità, ma la compresenza di due piani, l’immaginazione e la realtà, che tendono a convergere su un piano ulteriore che, di volta in volta, possiamo chiamare morale o sociale, civile o perfino politico.”
Nell’introduzione Jim e il barile delle mele, si legge, ma intanto ci si chiede il perché, come nell’Isola Del Tesoro: Perché sta nel barile delle mele Jim? Perché gli è venuta voglia della mela. Sulle navi del Settecento la frutta si mangiava per evitare lo scorbuto, la mancanza di vitamina C. Cosa scopre Jim, nascosto nel barile? Scopre i piani di Long John Silver. La lettura, dunque, vitamina C e insieme scoperta. La meraviglia e lo stupore di esserci anche noi in quelle storie, inventate ma vere.
In un altro passaggio Alessandro Zaccuri scrive a proposito di Robinson Crusoe e del fatto di cronaca che lo ha ispirato: “Per diventare una ‘vera storia’ qualsiasi ‘storia vera’ deve passare attraverso l’interiorità dello scrittore”

La verità come impegno nel patto fra lettore e scrittore di non prendersi in giro, di rispettarsi e di rispettare in un solo momento scrittura e lettura. Questi libri sono diventati classici rispettandoci e rispettando la realtà nel momento in cui la rimontavano come un giardino coltivato, direbbe Tabucchi, nella sua ultima intervista.
Si può smontare e rimontare, dare ordine e creare luoghi inesistenti, vivi, però “parlare del mondo significa sempre parlare degli altri. Significa fare i conti con il destino.”

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