1. Haruf è epico, Drury no (lo so, lo so: non si butta lì l’aggettivo ‘epico’ senza averci pensato su; ma io ci ho pensato, qui).
2. I personaggi di Haruf sanno – consciamente o inconsciamente – cosa è giusto e cosa è sbagliato. Quelli di Drury pensano di saperlo – a volte – e poi si sbagliano.
3. A Holt c’è solidarietà umana. Nella Grouse County è meglio se conti solo sulle tue forze.
4. A Holt i buoni e i cattivi sono piuttosto ben distinti (e la cosa ci commuove). Di là – cioè tra le pagine di Drury – i confini dell’etica sono bizzarri e sfumati (e anche questo ci commuove).
5. Haruf evita quasi sempre di dirci che cosa i suoi personaggi pensino e perché pensino in un determinato modo. La gente, a Holt, fa delle cose e noi capiamo immediatamente, dai loro gesti, tutto. Con Drury non è così: i suoi personaggi fanno delle cose, molto spesso delle cose strane, che per il lettore sono ossimoricamente incomprensibili ma, a un tempo, famigliari. Attraverso queste ‘cose stravanganti’ creano un aggetto sulla banalità delle loro vite e le illuminano. Poi tornano alla banalità, ma quella banalità non è più come prima, è una banalità che turba.
6. Drury racconta un disorientamento tanto vicino a noi, e pacato, disadorno, essenziale, che per chi lo legge diventa irrinunciabile. A casa di Haruf, invece, è tutto molto chiaro e di disorientamenti ce ne sono pochi: noi uomini, su questo maledetto pianeta, possiamo essere felici o soffrire, ognuno conosce a memoria il funzionamento del mondo. E questo fatto ci lascia a bocca aperta.
7. Entrambi cantano l’America rurale. Entrambe le contee – quella di Holt e la Grouse – sono costellate da non-luoghi (diner, negozi di vario tipo, silos, fattorie, tavole calde, benzinai): tuttavia, nelle case di Haruf – in certe case, in certe fattorie – si respira l’aria di quei luoghi in cui ancora si cerca di porre argini al disfacimento dei legami umani, nella tenerezza, nel calore. Nelle abitazioni di Drury c’è un altro calore, più difficilmente definibile, più discontinuo. Mancano le stabilità tradizionali, c’è smarrimento. Eppure, in qualche modo, si riesce a stare insieme. E anche questo ci lascia a bocca aperta.
8. Però Drury è incredibilmente comico (questa me l’ha suggerita – e io la sottoscrivo in pieno – Serena Daniele). Haruf, invece, non è comico per niente. Drury ha quella comicità – mai del tutto amara – che è tipica di chi ha perso, o sta perdendo, inesorabilmente, i propri punti di riferimento, e tuttavia prova a stare in piedi. Haruf non è comico perché è saggio, è colui che ha da offrire un suggerimento per la continuazione della vita, che sa indicarci quel poco che si può ancora fare. E lì non c’è niente da ridere. C’è solo da esserne felici.

9. Entrambi hanno scritto una trilogia.
10. Entrambi sono destinati a diventare dei classici.

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