Lev-Tolstoj3

Da «La Stampa» di Sabato 4 Febbraio 1905

Londra, 3, ore 8,25.

Un corrispondente dello Standard telegrafa da Doule, in data di mercoledì, di aver intervistato Leone Tolstoj sui recenti avvenimenti e sulla ripercussione che essi potrebbero avere sull’avvenire della Russia.
Il conte Tolstoj dice che ha ricevuto da quasi tutti i paesi lettere in cui lo si prega di esprimere il suo parere a questo riguardo; e che egli prepara una risposta a tutti sotto forma di lettera, che spera di poter dare alla pubblicità fra qualche giorno.
Egli biasimò poi la fucileria del 22 [Si tratta della celebre ‘domenica di sangue’; n.d.r.]. Il suo interlocutore gli domandò allora:
— Credete voi che il popolo russo ricorrerà a dei mezzi rivoluzionari?
— No, perché la massa del popolo russo non comprende la rivoluzione in questo modo. Inoltre è troppo povero per acquistare delle armi, e il Governo soffocherebbe immediatamente qualsiasi tentativo di questo genere. Non vi è che una piccola frazione della popolazione che pensa alla rivolta.
«Ricorrendo alla forza, per rimediare ai suoi mali, la popolazione russa si metterebbe tanto dalla parte del torto, quanto vi si mise l’esercito dell’Imperatore
«Del resto l’Inghilterra e l’America sfruttano il popolo esattamente come lo fa la classe indipendente in Russia, ma con mezzi diversi…
«Quello di cui ha bisogno, adunque, il popolo russo, come gli altri popoli, è l’abolizione dei diritti di coercizione che permettono ad una minoranza di governare la massa, e del diritto di mettere delle imposte per pagare dei soldati, e destinare il suolo nazionale ad interessi privati».
Tolstoj crede poi che la rivoluzione si farà in Russia, ma colla diffusione dell’istruzione, colla riforma dei costumi e coll’applicazione del vero spirito religioso.
Nella lettera che pubblicherà, Tolstoj consiglierà agli operai di cercare di ben comprendere quello di cui hanno soprattutto bisogno, cioè una terra libera sulla quale possano vivere o dalla quale possano trarre la loro sussistenza.
Dico in seguito che non potranno acquistare delle terre per mezzo delle sommosse, né di scioperi o dimostrazioni, e nemmeno coll’invio di rappresentanti socialisti in un Parlamento, ma soltanto colla non partecipazione a ciò che considera come cattivo. Insomma, in questa analisi anticipata della sua prossima lettera, Tolstoj espone ancora una volta le sue dottrine comuniste o religiose, di cui vede la realizzazione solo nell’elevazione del livello morale del popolo.

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