Beppe Fenoglio Primavera di bellezza Garzanti 1959
Da «La Stampa» di mercoledì 9 Settembre 1959

Primavera di bellezza di Beppe Fenoglio (ed. Garzanti). L’autore, un piemontese di Alba, ancora giovane, è conosciuto per brevi romanzi o lunghi racconti, I ventitré giorni della città di Alba, La malora, Un giorno di fuoco. I critici han toccato di lui con particolare interesse per 1 suoi esperimenti linguistici, popolare-dialettali, intesi a creare uno strumento d’espressione coerente con l’indagine di una realtà storica e morale nuova, quale è uscita dalla rivoluzione della seconda guerra. Una sua preoccupazione legittima Questo nuovo libro è la storia di un certo Johnny, allievo ufficiale nel ‘43. Il giovane è per cultura e spirito un anglofilo e come tale (perché motivi più profondi non appaiono) un antifascista. Un’avversione, per così dire, costituzionale. L’esperienza della scuola militare non è edificante: vi regna la più stupida retorica, l’assenza di ideali sinceri, sia pur vistosi e tradizionali, un inerte avvertimento dello sconquasso che avverrà. Johnny e i suoi (poco più che macchiettistici) compagni d’armi vengono portati a Roma e là sono colpiti e travolti dall’improvviso armistizio.
Tornando al Nord egli si mescola coi ribelli e in uno scontro partigiano muore. È la storia di molti e poteva diventare artisticamente il racconto di un momento unico del destino italiano e di una generazione tradita che cerca scampo da sé. In verità, le pagine notevoli non mancano, nel quadro da Roma in poi. Il disfacimento è colto nelle cose, negli avvenimenti brutali che distruggono ogni disciplina interiore. Quell’armistizio che sorprende la pattuglia di Johnny sperduta nell’agro romano è un piccolo squarcio di epopea. E il risalire dal Sud al Nord dell’Italia, dal caos miserabile a una speranzosa coscienza, è narrato con forza suggestiva.
Che cosa manca al romanzo? Uno spirito che lo informi, lo guidi, un giudizio su fatti, uno scandaglio nelle anime. Non risulta che un tacito, iracondo scherno, già espresso nel titolo Primavera di bellezza, che sottintende «Giovinezza, giovinezza»: sì, bella primavera davvero! Non basta, evidentemente. Perciò Johnny non riesce a diventare, con tutta la sua finezza, il suo inglese e il suo riscatto, l’eroe del libro e nemmeno un personaggio compiuto. E a che serve qui la ricerca di parole più vigorose e sapide, tra gergo e neologismi, di costruzioni sintattiche più vive e lampeggianti, e quella coloritura di lingua straniera dispensata qua e là? Tutto ciò è alla stregua del tono falsamente disinvolto col quale l’autore affronta una materia tutta lagrime e sangue.
Forse egli pensava di aderire in questo modo meglio alle cose; ma uno scrittore colto non «aderisce» alla storia come il popolano di Pascarella: la contempla e la muove dal più alto punto che gli sia dato di raggiungere. E tuttavia Fenoglio, il suo lavoro lo promette, cammina verso la maturità.

Fr. Ant.