Laura Pariani di ferro e d'acciaio NN editore serie diretta da Alessandro Zaccuri

Oggi, 15 febbraio, NN Editore inaugura una nuova collana editoriale o, come meglio preferiscono chiamarla in Viale Sabotino, una nuova serie. Si intitola CroceVia e il volume di apertura è quello di Laura Pariani, Di ferro e d’acciaio.
A guidare la nuova avventura è Alessandro Zaccuri.

Com’è nata la collaborazione con NN?
Dopo l’esperienza di ViceVersa, la serie sui vizi e le virtù accompagnata da Gian Luca Favetto, NN stava mettendo in cantiere un nuovo progetto, incentrato questa volta sul significato che le parole della tradizione, e della tradizione cristiana in particolare, hanno assunto nella nostra contemporaneità. È un tema del quale mi occupo da tempo, sia nel mio lavoro di giornalista ad Avvenire, sia nei romanzi e nei saggi che pubblico. Ci siamo incontrati, abbiamo cominciato a parlarne, ci siamo trovati d’accordo sui punti fondamentali. Uno su tutti: che parole come “passione”, “perdono”, “colpa” e, appunto, “croce”, possono essere fraintese e banalizzate solo fino a un certo punto. Restano vive e vitali, nonostante tutto. Conservano un nucleo di inquietudine che interroga allo stesso modo credenti e non credenti.

Perché CroceVia?
Perché è il luogo dell’incontro fra esperienze anche molto diverse l’una dall’altra (gli autori che abbiamo coinvolto, per esempio, sono sensibili a questi temi, ma non si considerano credenti). E perché quel “via”, scritto maiuscolo, permette di esaltare la presenza della “croce” che sembrerebbe altrimenti allontanata, marginalizzata, rimossa.

Qual è la cifra distintiva di questa nuova serie?
Abbiamo puntato su un’estrema libertà e varietà di linguaggi. In alcuni casi ci si sposterà probabilmente verso una forma mista di autofiction e saggio, un po’ sul modello del Regno di Carrère (per quanto, in effetti, i modelli italiani non manchino, e siano molto importanti), ma resta il principio per cui ciascun autore sceglie la voce e lo stile più adatti al libro che vuole scrivere. Ci saranno romanzi propriamente intesi, anche se contenuti in una misura abbastanza breve, e testi in cui si attua una contaminazione fra racconto di sé e riflessione saggistica. Dipende dall’autore, ripeto, e più ancora dipende dalla parola che si sta interrogando.

Quello di Laura Pariani è il primo titolo. Che libro è? Ci puoi dare qualche indizio?
Il dato più significativo sta nel fatto che Laura aveva in mente questa storia da tempo, ne conservava una prima stesura e forse, in un modo o nell’altro, stava aspettando l’occasione per tornare a lavorarci. È un romanzo e non un’autofiction, una rilettura della Passione di Cristo realizzata in una dimensione di prossimità: siamo in un mondo simile al nostro, in una megalopoli che si estende fra Torino e Milano e la lingua dei personaggi, ancora contaminata con il dialetto, fa affiorare in continuazione la memoria di quelle parole perdute che ci stanno tanto a cuore. Ed è una Passione tutta al femminile, raccontata dal punto di vista delle donne, delle madri.

Quali altri titoli e autori avete in programma? Solo italiani o anche stranieri?
Come ViceVersa, anche CroceVia chiama a raccolta solamente autori italiani. Il secondo libro è una meditazione molto radicale sul rapporto fra croce e colpa, che Andrea Tarabbia sta conducendo con il rigore e la determinazione già dimostrati nel Demone a Beslan e nel Giardino delle mosche.

Lanciaci un’ultima frase che invogli subito a tuffarsi dentro a CroceVia.
Sono le parole che possono sembrare logorate dall’uso che ne facciamo ogni giorno, ma che al loro interno conservano una forza indomabile, che continua a irradiarsi nonostante tutto: parole che parlano di noi più di quanto noi riusciamo a parlarne.