Kenny Garrett Do Your Dance Michelone Verri.jpg

Giunto al quarto album, l’eclettico pluristrumentista afroamericano firma un disco (MackAvenue) che, fin dal titolo, risulta un invito a danzare sulla base di quanto gli capita di vedere ai propri concerti mentre è intento a suonare e interagire con la Band: negli angoli più reconditi del mondo dove egli si produce con un jazz sempre attuale – dove convivono la gavetta con Miles Davis negli anni Ottanta e la lezione di John Coltrane per la voce strumentistica, senza mai scordare le esperienze dirette nell’Orchestra di Mercer Ellington e nei Jazz Messenger di Art Blakey – Kenny Garrett insomma prova a far convivere diverse anime musicali che spesso si uniscono tutte assieme, recuperando il discorso sulla ballabilità del jazz medesimo che tanta avanguardia sta ancora trascurando. Garrett invece è contento quando – sono parole sue – “Guardo fuori e vedo persone in attesa di canzoni che gli possano permettere di esprimere se stessi (…) in tal senso Do Your Dance! è stato ispirato dal pubblico che si alza dai propri posti per ‘alzare un piede!’ Alcuni sono riluttanti a partecipare perché pensano che gli altri siano migliori di loro. Io dico loro: ‘Fate le vostre danze.’ Ciò significa che qualsiasi cosa facciano non devono preoccuparsi di ciò che altre persone stanno facendo. Lasciatevi tutto alle spalle e ‘fate le vostre danze!'”. Con queste premesse è dunque facile appassionarsi per l’intero disco a cominciare dal brano Wheatgrass Shot (Straight to the Head) che mescola jazz e hip hop grazie al rapper Mista Enz (Donald Brown, Jr.) per concludere su Walter un funky dedicato appunto alle sue tre sorelle. In mezzo sono da rilevare altri due pezzi: da un lato Persian Steps, un postbop costruito da zero con il solo Ronald Bruner Jr. alla batteria e Garrett al pianoforte, prima che aggiunga il flauto, un cantante e uno Shruti box (fisarmonica indiana da lui scoperta in Germania); e dall’altro Chasing the Wind un tributo al modernismo a tutta velocità nel solco degli standard bop in cui i jazzmen si sfidano improvvisando a tripla velocità.

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