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Girano Voci (Frullini, pp. 55, euro 12) è una plaquette che combina tre storie di Nanni Balestrini ad alcune illustrazioni di Gianfranco Baruchello appositamente realizzate per questa edizione. La veste grafica è elegante: i fogli sono impressi sul solo recto, a ogni pagina scritta corrisponde una tavola a colori.
Non tutti i testi sono inediti: già nel 2003 apparve il racconto Disposta l’autopsia dell’anarchico morto dopo i violenti scontri di Pisa intorno al caso tragico di Franco Serantini, pestato a sangue dalla polizia nel 1972 durante il presidio di Lotta Continua contro il comizio del missino Beppe Niccolai, e morto due giorni dopo l’arresto, in cella, a causa delle percosse subite. Girano voci uscì su «La Repubblica» il 21 dicembre 2008: una donna è arrestata e violentata dalla polizia romana – siamo nel settembre del 1982 – perché sospettata (o colpevole?) di attività terroristica, mentre sullo sfondo corrono, in maniera asettica, le vicende del fermo di Licio Gelli, della morte di Grace Kelly e delle stragi di Sabra e Chatila. Inedito è il terzo racconto, Una pacifica manifestazione rovinata da un pugno di teppisti, dedicato alle azioni dei black blok a Roma nell’ottobre scorso.
Le opere di Baruchello sono matite e collage su carta. Ritraggono mani di reclusi nei carceri del Lazio. Attorno alle foto di queste mani, la matita traccia il contorno di alcuni oggetti, di abiti, di frutti, di foglie, di insetti. A volte inquietano perché ricordano degli strumenti di passione: una tenaglia, un martello. Le mani rappresentano perlopiù azioni innocenti: mostrano, scrivono, stanno intrecciate. Sono inoffensive, sono mani incarcerate. Come incarcerati e seviziati sono i personaggi di Balestrini. Intendiamoci: non personaggi serafici e innocui, ma uomini e donne scelti per il loro ruolo politico e sociale di oppositori, anche violenti, guidati da coordinate ideologiche più o meno precise.
La prosa, movimentata e rotta come lo sono gli atti di forza, procede per lasse all’interno delle quali il racconto si sovrappone alla notizia di cronaca, con la sua ripetitività, e alla voce di piazza e al referto medico. La scriptio continua ridonda e mette l’una dietro l’altra o l’una sull’altra le frasi; ma, nonostante si crei l’effetto di un tessuto scaglioso nel quale l’occhio e la lingua del lettore sembrano incespicare e incastrarsi, al fondo dell’esperimento compositivo è una forza comunicativa davvero straordinaria.