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Jose e Davide (libro + CD, pp. 70, pres. di Edoardo Borra, Nota ed., collana Block Nota diretta da Valter Colle, € 15) è un album, un romanzo, un film in nove canzoni ispirate alla sceneggiatura che Beppe Fenoglio stava scrivendo nel 1962 per Gianfranco Bettetini, allora giovane regista RAI conosciuto nella piazza di Alba, al principio dell’anno precedente, da un Fenoglio accanito ‘suggeritore’ per la squadra albese del quiz televisivo Campanile Sera.
Tra i due fiorì un carteggio in cui si legge l’assiduità di Fenoglio a tornare, in quei mesi, sul “loro” progetto – un film da girare nella Langa barbara dei ‘racconti del parentado’– pur non trovando ancora l’abbrivio decisivo: “Ho in mano episodi e personaggi, ma non il soggetto. Ho nervi e muscoli, ma non ancora lo scheletro”. Certo è che, sull’aprirsi dei ’60, Fenoglio era attratto dalla carriera di sceneggiatore (se non fosse sopraggiunta la morte, avrebbe scritto questo film e forse un altro, con la regia di Giulio Questi, interessato allora all’embrione di Una questione privata). Riuscì comunque a buttar giù un canovaccio per “Davide e Jose”, una sinossi di qualche pagina – informale, punteggiata di frasi rivolte a Bettetini – e lo screenplay delle prime sei scene.
Il progetto, inconcluso, non andò tuttavia perso. Già nel 1978 Maria Corti e la sua équipe ‘riscoprivano’ le carte pubblicandole tra le fittissime maglie della grande edizione einaudiana di tutte le Opere (e due anni più tardi ne L’affare dell’anima, “Nuovi Coralli”). Malauguratamente, da allora, il testo venne quasi dimenticato; perciò con entusiasmo ne salutiamo il riapparire accompagnato com’è dall’accattivante trasposizione musicale operata da Mauro Carrero, su commissione della Fondazione Ferrero di Alba, e in particolare del centro di documentazione “Beppe Fenoglio” di cui Edoardo Borra è responsabile. Un lavoro, quello fenogliano, che per fortuna non subì la sorte di venir annacquato da altre mani, dopo la morte dello scrittore, trovando amorevole riparo nella leale coscienza di Bettetini che chiarì più volte, anche allo stesso Borra, la volontà di interrompere il progetto (“senza Fenoglio, non aveva più senso”) pur mettendo a disposizione lettere e sinossi utili a ricostruire il soggetto e la loro ‘officina’.
Ma, se priva di ragione era lo sviluppo della bozza cinematografica, ben altra cosa è l’iniziativa di Mauro Carrero: qui siamo alle prese con un autentico palinsesto, uno stratificarsi di linguaggi – la scrittura per lo schermo e la musica – in cui l’esprit langarolo la fa da padrone. Il concept album racchiude nove tracce in cui Carrero rivive la storia di Jose e Davide, più un bonus track dedicato a Un giorno di fuoco. Ogni canzone è un piccolo miracolo di equilibrio e di sintesi: ai testi non manca nulla, nessun elemento della storia viene tralasciato, e, nello stesso tempo, la lingua piegata all’andamento ritmico delle strofe esalta la potenza evocativa dell’originale fenogliano.

Recensione apparsa per la prima volta su L’indice dei libri del mese, maggio 2018.

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