Graziano-Gala-Felici-Diluvi-Musicaos-Editore- Ella May Verri blog

di Ella May

Graziano Gala è un giovane insegnante pugliese trapiantato nell’area metropolitana di Milano. Felici Diluvi è la raccolta di racconti, edita da Musicaos, con cui Gala si presenta al pubblico in veste di narratore.
Sono questi i due punti di partenza, i due elementi che stanno alla base di un esordio davvero promettente.
La scelta di pubblicare una raccolta di racconti anziché un romanzo, spesso ritenuto (a torto o a ragione) la via preferenziale per portarsi a casa l’attestato di scrittore, è perfettamente funzionale all’attitudine di Gala; la sua scrittura si rivela scorrevole, efficace, capace di cogliere le varie sfumature dei singoli gesti e delle microespressioni, abile a modellare ritratti tridimensionali anche nel poco spazio del componimento breve.
Gala si destreggia con scioltezza tra vari registri linguistici, assegnando voci caratterizzate a personaggi diversi tra loro. Si cimenta con punti di vista alternati per entrare e uscire dalle vite descritte, ora aderendo al protagonista di turno, ora restando supervisore esterno alla narrazione.
Il lettore lo segue senza sforzo nel suo peregrinare da una situazione all’altra, perché tutto l’insieme è fluido, avvolgente, levigato; soltanto qua e là, raramente, ci si imbatte in un’increspatura, in un vocabolo che sembra appartenere più all’autore che al personaggio. Peccato veniale facilmente perdonabile a un giovane esordio, che non va certo a inficiare la cesellatura compiuta parola per parola.
Gala si diverte a giocare coi nomi dei personaggi (i due coniugi del racconto Piatti, bottiglie, improvvisate stoviglie si chiamano Cola e Lava), con i nomi dei luoghi (Il sonno dei giusti), con i colori degli oggetti.
Introdotto da una copertina azzeccatissima e inquietante al punto giusto realizzata da Stefano Bonazzi, Felici Diluvi raccoglie frammenti di vita, attimi condensati che veicolano intere esistenze, permettendoci di mettere a fuoco le piccole storie che ogni giorno ci sfiorano senza riuscire a farsi notare.
L’autore ci mostra esistenze comuni che, per un attimo, escono dalla loro zona d’ombra eGraziano Gala Verri blog si rendono visibili, incarnando pensieri e sentimenti sperimentabili da chiunque, dall’operatore ecologico al professore, dallo studente universitario, all’impiegato, all’operaio. Un’umanità variegata, così frequente nel tessuto sociale odierno da diventare invisibile, accalcata sui mezzi pubblici della vasta periferia milanese, oppure mossa da passi lenti in un villaggio sperduto senza più nascite dove si aspettano solo le morti. Piccole disperazioni spaesate, tutte in qualche modo lontane dalla terra d’origine, forse tutte tradite dalle aspirazioni e dai sogni che spingono a “migrare”, tutte attraversate da correnti di solitudine o di stanchezza.
Eppure non c’è la resa, anzi, c’è la voglia di ritagliarsi comunque uno scampolo di felicità, una tregua che dia respiro, una sorta di rivincita da trovare nelle piccole cose e nei piccoli gesti, a condizione di saperla cercare in ciò che abbiamo anziché in ciò che non siamo riusciti a ottenere. D’altronde lo dice chiaramente Fabio Filzi (protagonista del racconto La prospettiva di Giuda), rivolgendosi alla moglie: ma quanto cazzo è bella ‘sta mediocrità?
Ho letto da qualche parte che le storie di Gala parlano di dignità. Sono d’accordo, ma non credo che siano solo questo. Credo che siano storie di resistenza, popolate da personaggi capaci di aggrapparsi all’immaginazione per sopportare lo sconforto e per sottrarsi ai soprusi di chi, forte di poterlo fare, gode nel soverchiare i soverchiabili, come fa don Pasquale con i suoi fedeli in Sentir messa. Così l’immaginazione diventa scudo e salvagente, diventa l’ombrello che ci ripara dalla pioggia e che può farci sentire perfino felici, per brevi momenti salvifici, sotto il quotidiano diluvio.

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