Cinque album per cinque artisti michelone verri blog.jpeg
di Guido Michelone

1978: Monna Lisa di Ivan Graziani
Il compianto cantautore umbro crea questa struggente rock ballad dagli echi hard blues dal titolo all’interno dell’album Pigro. Le liriche tanto surreali quanto ironizzanti rimandano al noto episodio di cronaca, quando la celeberrima Gioconda di Leonardo Da Vinci viene rubata al Louvre nel 1911 da parte di un tale Peruggia che vuole restituire il quadro all’Italia nel patriottico tentativo di vendicare il saccheggio di opere d’arte compiuto da Napoleone Bonaparte. Il ladro di Ivan Graziani, poi, sembra fortemente ossessionato dalla Monna Lisa, tra eroismo ed esaltazione, così da micraniare addirittura su un’eventuale distruzione del quadro medesimo.

1984: Cézanne peint di France Gall
Apparso sull’album Débranche! e pure quale singolo (senza ottenere grossi successi), il brano viene evocato dalla bionda ex ragazzina yé-yé, dicendo che il pezzo è “composto d’estate nella campagna di Aix in una casa di fronte alla montagna Sainte-Victoire e a fianco dell’atelier di Cézanne. Quando Michel [Berger, l’autore] mi ha suonato la canzone, ho pianto benché non fosse triste”. Il rumore dei tuoni alla fine del pezzo ricordano che Paul Cézanne, solito a dipingere nella campagna provenzale nell’ottobre 1906, viene sorpreso da un forte temporale, facendolo ammalare. Morirà qualche giorno dopo, a seguito di una polmonite.

2008: Autorretrato di Enrique Morente
Incontro (sfortunato) fra due geni: il grande cantante spagnolo dedica un intero album all’arte meno nota di Pablo Picasso, la poesia, con un album Pablo de Malaga, in cui sono musicate dieci liriche di cui questa è forse la migliore, anche per l’inserimento della voce del pittore medesimo. Morente porta alla luce la sfaccettata estetica del pittore malagueno, recitando, subito dopo, nel documentario Il barbiere di Picasso, per il quale ariva a cantare di fronte a Guernica esposta nel Museo Reina Sofía. A riprese terminate, il vocalist entra in clinica da dove non tornerà più vivo.

2014: Mica Van Gogh di Caparezza
Si tratta della canzone “primogenita” dal CD Museica (neologismo che sta per Museo + Musica) dedicato a una dozzina di opere d’arte: il cantautore infatti reduce da un viaggio in Olanda confessa che “tra le prostitute e la marjuana ha scelto Van Gogh” appassionandosi follemente alle e agli scritti del preveggente Vincent. Da qui l’idea di compore un concept album ispirato alla pittura classica e moderna. In questo brano Caparezza paragona la drammatica esistenza del genio olandese alla vita quotidiana di una persona ‘normale’, guardando soprattutto ai giovani d’oggi: nel confronto ad avere la meglio sarà il profondo Van Gogh.

1973: Picasso’s Last Words (Drink to Me) di Paul McCartney
Il pezzo – come suggerisce il titolo, riferito alle ultime parole del pittore malagueno, artista di Malaga e appartente all’album Band On The Run a nome dell’ex Beatle e dei Wings – possiede una vicenda complessa: mentre il cantante è in vacanza in Giamaica, lì vicino si sta girando il film Papillon con Dustin Hoffman. Quest’ultimo invita a cena il musicista e la moglie Linda Eastman, sfidandolo a inventare subito una canzone attraverso le informazioni di un quotidiano. Visto che la notizia principale riguarda la morte di Pablo Picasso, le cui ultime parole sono “Bevi per me, bevi alla mia salute, sai che non posso più bere”, l’attore hollywoodiano assiste quindi al genio creativo di Paul, il quale tira fuori dal nulla due begli accordi per accompagnare la frasetta.

Annunci