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Benché sia un album collettivo (Igroove Music, 2017), non si può fare a meno di puntare il dito (e le orecchie) sul nome più famoso fra le sei interpreti coinvolte: Tina Turner! Nonostante la bravura indiscussa Regula Curti, Ani Choying, Dima Orsho, Sawani Shende Sathaye, Mor Karbasi, cantanti di svariata estrazione nei generi world music, è dunque la Turner ad attirare l’attenzione dell’amante di musica afroamericana. Per antonomasia infatti Tina è la regina del soul, una formidabile vocalist, un mito al femminile nella musica contemporanea, artisticamente tra canzone funky, pop, rock, persino country, nonché sedici anni trascorsi in duo artistico con il marito Ike all’insegna di soul, blues, jazz, r’n’b: e sin dai positivi esordi canori, lei si rivela un’aggressiva sexy vocalist e ballerina, transitando, dopo il turbolento privato coniugale, a una ‘seconda’ vita artistica registrando album solisti – su tutti il successone Private Dancer (1984) – e a duettare con colleghi amici soprattutto bianchi come Mick Jagger, David Bowie, Eric Clapton. Oggi (2018) alla veneranda età di 78 anni (ma ne dimostra almeno 20 in meno) la black star ora cittadina svizzera, ma nativa di Nutbush (Tennessee) come Anne Mae Bullock, si mette in gioco aderendo al progetto Awakening Beyond assieme ad altri cinque giovani cantanti ethno non di certo famosissime: un progetto a lei congeniale, che, artisticamente, proviene dal gospel e dallo spiritual e che conosce a perfezione i legami tra fede e suoni; un progetto che interrompe un lungo silenzio della cantante dopo la decisione di ritirarsi nel 2009 al termine di un tour mondiale sul lago di Ginevra. Per quanto concerne ancora il disco, si tratta del quarto della serie Beyond, progetto creato da Tina Turner con Regola Curti e Dechen Shak-Dagsay, nel 2008, per comunicare un messaggio di pace, tolleranza e amore nel mondo, attraverso il linguaggio universale della musica. Il disco infine è scritto e prodotto da Kareem Roustom ed eseguito dalle sei cantanti assieme alla Philharmonia Orchestra London. “Mi sento partecipe del più grande progetto a cui abbia mai collaborato” conclude idealmente Tina Turner.

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