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All’estero non sono in molti a interpretare le nostre canzoni (talvolta le amano tradotte), pochissimi a scriverle nella lingua di Dante. Ma esiste un cantante straniero che si può fregiare del titolo (fittizio) di ‘italianissimo’? Nel jazz e nella pop music del recente passato esiste l’italo-americano Dean Martin, al secolo Dino Crocetti, famoso per esibirsi in trio a Las Vegas nel Rat Pack con Frank Sinatra e Sammy David Jr: meno jazz di questi due, quindi più melodico, per un certo periodo, tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sixties, Martin incide molte songs tricolori, quasi tutte covers, tranne una, la più celebre, questa, questo original in realtà composto per un film del 1952 da Harry Warren e Jack Brooks (anche se con Dean l’appropriazione diventa quasi cantautoriale). Il pezzo accentua lo stereotipo del maschio meridionale sbarcato a Ellis Island in cerca di fortuna, pronto ad americanizzarsi, ma attaccatissimo ai valori ‘mediterranei’, in primis la mamma, l’amore e la cucina, tant’è che il brano è uno spiritoso elenco di parole italiane (amore, signore, vita bella, scusami, tarantella, pizza, pasta e fagioli), con uno stile che, a livello ritmico e armonico, incrocia il moderno con la tammuriata, rendendo ancor più spiritoso il timbro da crooner del sornione protagonista. Il brano That’s Amore si trova nel primo album (Capitol, 1953) di Dean Martin, che comprende altresì undici grandi standards.

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