Renato Carosone e il suo Sestetto michelone verri blog_.jpg
Anche in Italia dal trend esterofilo, che, nella canzone moderna e nella pop music nostrana, sorge già a inizio Novecento nei caffè-concerto con la lingua francese e durante il fascismo con i ritmi sincopati (dove però lo slang angloamericano è spesso censurato), si diffonde una sonorità in cui parole o frasi di idiomi stranieri vengono intercalate ai versi in italiano o in dialetto. Ed è soprattutto con l’importazione del rock’n’roll (di cui, per il gergo, resta antesignano il film Un americano a Roma con Alberto Sordi) che lo straniero diventa per così dire casalingo (e viceversa). Tu vuò fa l’americano è forse il primo vero rock italico ed è sicuramente è quello che, con estrema ironia e ballabile sarcasmo, fotografa un modo di essere di certa gioventù acritica, banale, superficialotta: l’autore e interprete partenopeo adopera solo alcuni termini americani (rock’n’roll, baseball, whisky, soda, Camel, Italy, okay) essenziali all’intero testo e a questa inedita weltanschauung. Il brano, che dopo decine di 78 giri, è il primo disco di Carosone nell’allora nuova formato a 45 giri (1957) esce anche nel secondo long playing (Pathé, 1958) intitolato semplicemente Renato Carosone e il suo Sestetto.

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