Updike Coppie Feltrinelli Giacomo Verri blog.jpg

di Antonio Debenedetti

da «La Stampa» Domenica 26 Gennaio 1969

Due giovani sposi, Piet e Angela, attraversano una profondissima crisi. Con i lunghi capelli neri, ben fatta ma vicina a ingrassare, inspiegabilmente distratta e inaccessibile, Angela è una illustrazione vivente della moglie delusa. Da ogni sua parola, da ogni suo gesto trapela una stanchezza invincibile, un distacco più crudele di qualunque indifferenza. Trasandato, robusto e sbrigativo, Piet è invece all’apparenza un uomo e un marito modestamente sensibile. Una fredda notte di aprile, mentre si spogliano nella loro stanza da letto in stile coloniale, Piet e Angela discutono aggressivi e nevrastenici dei loro amici: si accusano reciprocamente di infedeltà e commemorano il loro amore fallito. Non tardiamo così a scoprire che, abbrutiti da un’esistenza troppo carica di limiti e di condizioni, essi si trascinano tra compromessi, sussurrati ricatti sentimentali, squallidi e prudenti adulteri.
Ma sbaglieremmo a voler considerare questo romanzo (Coppie, Feltrinelli, 1969, trad. Attilio Veraldi) di John Updike come un ennesimo, minuzioso affresco di vita coniugale. Nulla è più lontano da Updike di quella curiosità insaziabile, che spinge talvolta un narratore a frugare nei punti più dolorosi di un’anima; a tentare di far vivere sentimenti che non hanno mai attraversato la sua mente o il suo cuore. Come un sociologo o uno studioso del costume, Updike è sceso invece fin nelle viscere di una cittadina di provincia del Massachusetts per recuperare compatti e talvolta disgustosi frammenti di realtà umana, che troviamoJohn Updike verri blog.jpg scrupolosamente raccolti nelle pagine del suo libro. Più che un groviglio di sentimenti o una situazione, egli ha voluto rappresentare un minuscolo lembo del vecchio mondo puritano.
Così la vicenda di Piet e di Angela si intreccia a quella di una moltitudine di personaggi, si riflette in altre storie. Come se un insaziabile e a volte ingenuo bisogno di raccontare accendesse la sua fantasia, l’autore non smette mai di aggiungere nuovi dettagli, di descrivere episodi anche insignificanti.
Snellito, sfrondato, il suo romanzo avrebbe con ogni probabilità acquistato una maggiore trasparenza, forse anche una maggiore obbiettività. Ma evidentemente Updike ha preferito schiacciare il lettore sotto il peso delle ripetizioni, sotto la pioggia dei particolari imponendo con la forza dei fenomeni naturali la sua inquietante visione della vita.