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Benché siano tanti i musicisti pop a cimentarsi nelle arti visive, Joni Mitchell rappresenta un unicum, giacché, pittrice da sempre, ma folksinger di maggior successo rispetto alle proprie tele, a un certo punto decide di smettere con le sette note, per dedicarsi totalmente ai ritratti, ai paesaggi e alle nature morte, conquistando comunque un buon rilievo internazionale. Le premesse a tale svolta ci sono forse già tutte nell’intero omonimo album Turbulent Indigo (Reprise 1994) che è permeato dal pessimismo di Van Gogh, mentre la title track parla direttamente della follia del pittore. Tutto ciò equivale in fondo a un doppio autoritratto simbolico, poiché la bionda canadese si dipinge in copertina ricalcando, nello stile e nel tratto, il volto del grande Vincent con il colbacco nero e l’orecchio fasciato.