Nothomb Pétronille Verri blog

Chi è Pétronille Fanto? È l’infanta terribile, è l’adorata “ragazzina dai gusti assurdamente aristocratici, conquistata agli ideali di estrema sinistra, ma ferita dall’estetica proletaria, i soprammobili di una bruttezza senza complessi, le letture di una stupidità scioccante”; è la fan di Amélie Nothomb, una silfide maschia che mostra nell’intensità assoluta degli occhi un’età brutalmente giovane, quindici anni, traboccante di misteri, un profilo degno dei contemporanei di Shakespeare “che erano il suo oggetto di studio: una banda di ragazzacci sempre pronti a battersi”.
Costei diviene la compagna di bevute di Amélie, adepte entrambe dell’oro liquido, del taumaturgico champagne, sia esso un Laurent-Perrier, un Dom Pérignon, un Taittinger o un Philipponnat, che “esalta l’amore e conferisce eleganza alla perdita di quest’ultimo”, marinando le menti “in un bagno di idee allo stato embrionale”.
L’incontro reale, preceduto da un breve ma intenso carteggio elettronico, avviene a una sessione di autografi dell’autrice di Sabotaggio d’amore; Pétronille, destinata a diventare negli anni Zero del secolo ventunesimo, una grande scrittrice in lingua francese (salutata dal celebre Jacques Chessex in un biglietto privato come una bambina e un orco che ormai fa parte “dei miei pazzi”… tanto può la fantasia!), è ancora una sconosciuta, alle prese con le prime prove narrative, già però mature e sublimi; è l’accompagnatrice ideale, l’amica che sviscera le budella e le stende in salotto per far colare via i nodi della vita, predicando in “modo sottile e buffo” la disperazione. È la forzatrice del destino che attraverso il dorato scintillare dello champagne (bevuto sempre con l’intenzione di ubriacarsi, ché “evitare l’ebbrezza è tanto disonorevole quanto ascoltare musica sacra proteggendosi contro il sentimento del sublime”) ci apre, in realtà, il mondo intimo di Amélie Nothomb. Ne viene che Pétronille (trad. di Monica Capuani, Voland) ci dice molto sul lessico intimo dell’autrice belga: dalla passione per lo champagne attraverso le cui bollicine lo sguardo sul mondo risulta surreale, alla ricerca del limite fino all’incoscienza, dallo svelamento dei sentimenti che avvinghiano nel momento della separazione da un amico (“La tragedia consiste nel rivedere la persona e non riconoscerla, o perché è davvero molto cambiata, o perché in quel momento si scopre in lei un aspetto incredibilmente spiacevole che doveva già essere presente ma sul quale si era riusciti a illudersi, in nome di quella strana forma d’amore così misteriosa e così pericolosa, la cui posta in gioco sfugge continuamente: l’amicizia”), alle confessioni sulla propria splendida amenza (“Nessuno sa in cosa consista la tua pazzia”), al gusto del rischio che è “esaltazione suprema”, “dilatazione estatica del sentimento dell’esistenza”.
Pétronille, “incantevole maschietta”, è perciò l’imprescindibile e geniale compagna di bevute, di viaggi, di vita: “volevo avvisarti che parto con te”, dice a un certo punto, “non posso lasciarti sola nello spazio, visto come tagli i limoni”.

Recensione apparsa la prima volta su Satisfiction.

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