Libreria ANdrea Nicolussi Golo Verri blog

Scrivo da qui, da questa stanza che mese dopo mese, anno dopo anno ho riempito di libri.
I miei libri non conoscono un ordine, sono affastellati secondo l’umore del giorno in cui sono entrati qui dentro e poi lo so, qualsiasi ordine io cerchi di impormi o di imporre a loro non dura che il tempo di un sospiro, poi tutto ritorna com’era. Come tanti lettori seriali, anch’io credo che i libri vivano una loro vita segreta in nostra assenza o quando ci addormentiamo. Io lo so, loro di notte si scatenano ballando la rumba sul mio letto e brindano facendo tintinnare le parole e poi qualcuno, frastornato ed ebbro da tanta allegria, al ritorno sbaglia scaffale oppure non torna proprio e va in giro a esplorare il mondo.
C’è un libro amatissimo in prima edizione, Gary Hemming di Mirella Tenderini che ho cercato per settimane quando ho saputo che avrei avuto l’onore di incontrarne l’autrice, beh che ci crediate o no, si era reso irreperibile, solo qualche giorno fa, dopo un anno, dalla sua copertina Gary Hemming, con gli occhi azzurri e mani troppo grandi per regalare un fiore mi chiama da lì dove stava da sempre: “Ma dove diavolo te ne eri andato lazzarone?”, quindi non ho potuto fare a meno di sorridergli.
Poi ci sono i libri fantasma, quelli che ho letto nelle biblioteche, che sempre siano benedette le biblioteche, tanti, tantissimi e che aleggiano rancorosi di non potersi aggiungere al ballo notturno delle vanità, io li blandisco, portate pazienza, dico, vedrete che prima o poi anche voi… sì certo anche quando dovevo chiedere i soldi ai miei vecchi per vivere, non ho mai smesso di comprare libri, ma in quel periodo proprio non potevo, capite? Ero senza lavoro, oppure Michele e Francesco erano piccoli o non avevo una casa dove mettervi… sembra che capiscano e si aggiungono alla mia preghiera devota per le biblioteche.

Tra gli scaffali di Andrea Nicolussi Golo Verri blog

Poi ci sono i libri della vergogna che qui si sono introdotti come topi campagnoli attraverso pertugi che non ho ancora individuato. Non li vedo mai, ma so della loro presenza, uno credo si intitoli Tre metri sopra il cielo o qualcosa del genere, mi piacerebbe portarlo nel bosco e abbandonarlo come un Pollicino qualsiasi, ho paura però che qualcuno lo possa raccogliere e magari anche leggere, così lo lascio nel suo nascondiglio, perché un libro è un libro sempre, anche quello su come aumentare l’autostima regalatomi da un amico o l’altro per smettere di fumare, io che non ho mai fumato e quanto all’autostima non so nemmeno cosa sia. Un libro è un libro.
Poi ci sono i libri amati, che il solo nominarli mi commuove, quelli di Joseph Roth, di Marguerite Yourcenar, di Primo Levi, di Nuto Revelli, di Francesco Biamonti, di Pavese, di Fenoglio, di Carlo Cassola, di Carlo Sgorlon, di Elsa Morante, quelli lontani di Dacia Maraini, di Ignazio Silone, di Heinrich Böll… ma quanti sono? Non posso farne l’elenco completo, quelli di Mario Rigoni Stern, certo, e di Simenon come no? Di Stefan Zweig, di Bruno Schultz, di Leo Peruz e di Thomas Mann, di Charlotte e Emily Brontë, di Sandor Marai, di Ramuz… niente, devo fermarmi.
Poi ci sono i libri classici, sono tanti anche loro, uno per tutti per non farla troppo lunga: Moby Dick.

Tra gli scaffali di Andrea Nicolussi Golo 1

Poi ci sono i libri del bagno, quelli che si leggono volentieri, quelli che non si offendono se li lasci sulla lavatrice o si bagnano con la doccia, alcuni sono best sellers, quelli di Arturo Perez Revert e di Ruiz Zafon e i gialli del maestro Camilleri, non fanno male, non disturbano, come i libri d’arte, pochi purtroppo i libri d’arte, perché quasi mai ho potuto permettermeli.
Poi ci sono i libri scritti dagli amici, che però non si sono messi d’accordo sulle precedenze, e così non ne nomino nessuno, tranne quelli di chi mi è stata cara e non c’è più: i libri di Laura Mancinelli.
Poi ci sono i libri rubati, che mi sono stati rubati, non tanti, Il monte analogo e qualcos’altro e il solo che ho rubato, l’ho preso in prestito da una biblioteca e l’ho tenuto per così tanto tempo che quando mi sono deciso di restituirlo la biblioteca non c’era più, è la prima raccolta di poesie in dialetto trentino di Arcadio Borgogno; amato amato.

Tra gli scaffali di ANdrea Nicolussi Golo Verri blog 2

Poi ci sono i libri ultimi. Ultimi perché non partecipano alla sarabanda, perché nella baldoria alcolica delle parole scritte chiedono un caffettino con due biscotti secchi. Ultimi perché soli, perché divini, ultimi perché resteranno qualsiasi cosa succeda, sono i libri di poesia. Prima vengono i tedeschi e Novalis prima degli altri, poi Heinrich Heine, Rainer Maria Rilke, Friedrich Hölderlin e Goethe sì. E amatissimo Pascoli. E Montale e Saba. Emily Dickinson, Camillo Sbarbaro, Anna Achmatova. E nessuno si offenda se tra i giganti metto qui chi mi insegnava che la poesia dovrebbe usare tutte le parole di tutte le lingue del mondo, anche della mia miserrima lingua cimbra: Pierluigi Cappello.
Poi ci sono i libri assenti, sono quelli che ho provato a scrivere io, pur tra mille rimproveri di mia moglie non ne ho conservato nemmeno uno, forse perché non ne vale la pena, forse perché li conosco a memoria, forse perché è giusto che vadano per il mondo che a me di compagnia ne hanno già fatta tanta, forse sì, forse è giusto così.
Ora ho paura di prender sonno che se questi si accorgono che li ho nominati… e allora, va beh leggo.