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di Guido Michelone

Per conoscere questo genio assoluto della canzone francese morto il primo ottobre scorso, bisogna tornare indietro di mezzo secolo: il Sessantotto per Azna si chiama Olympia dove registra il tutto esaurito per spettacoli oniricamente coinvolgenti, basati sul triangolo parole-musica-interpretazione, dove la cifra attoriale viene sottolineata in ciascuno dei tredici brani presenti da Le cabotin a J’amerai, da Tout s’en va a Il faut savoir. Una curiosità: l’edizione italiana dell’album (LP) ha l’aggiunta in caratteri verdi appunto di Dal vivo a l’Olympia.
Ma per apprezzare l’immenso songbook (circa milletrecento canzoni) di Azna il doppio CD Charles Aznavour et ses amis à l’Opera Garnier (2008) con ventisei brani ultranoti celebra – forse un po’ enfaticamente negli arrangiamenti orchestrali e negli ‘amici’ ospitati (perlopiù giovani vedettes francesi, poco note in Italia) – il genio sincero di un poeta/musicista nostalgico, filosofo, innamorato della vita e della giovinezza, ma che non dimentica la lotta per i diritti civili in una ballata dolente come Per toi Arménie (i genitori di Azna, perseguitati dai Turchi, provengono infatti dall’Armenia).
Infine, una delle grandi passioni musicali di Azna è da sempre il jazz fin da quando, ragazzino, nella Parigi occupata dai nazisti, con la famiglia che nasconde molti ebrei in casa, esce di sera per ballare lo swing di Django Reinhardt. Non può mancare uno show ‘americano’ e l’album Charles Aznavour & Liza Minnelli, Live Palais des Congrés, Paris (1992) perché il cantautore parigino ‘costringe’ la soubrette losangelena a cantare in francese (splendido il duetto in Les comediens) mentre per ricambiare il favore entrambi si impegnano in un medley di tutti standard jazz.

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