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Si discute ancora molto oggigiorno su dove sia possibile rintracciare un equivalente dei Residents nel rock e in genere nella contemporanea; al di là di atteggiamenti superficiali falsamente trasgressivi, la risposta è abbastanza ovvia e semplice: i Residents sono unici. Dal lontano 1974 – proprio con questo album (Ralph Records) – a oggi con ben 61 LP e CD alle spalle, tra i quali gli altri due capolavori The Third Reich’h’Roll e The Commercial Album, spiccano quali pionieri e quindi protagonisti di un’avanguardia popolare in grado di fondere rock, noise, jazz, kabarett; ma fin qui nulla di veramente innovativo, visto che di tali fusions Frank Zappa è pioniere e protagonista con vent’anni d’anticipo su di loro. Ma ciò che rende davvero molto speciali i Residents è la loro identità sconosciuta: si presentano in video o ai concerti mascherati in volto con un enorme bulbo oculare! Ma nessuno, proprio nessuno conosce non solo i loro visi ma nemmeno nome e cognome, anche se si pensa a turnisti e produttori di area californiana. L’ascolto di Meet The Residents può comunque riservare grosse sorprese, innanzitutto a cominciare dalla strutturazione del disco medesimo, giacché la prima facciata comprende nove brani, organizzati in quattro suite, mentre la seconda è composta di soli tre pezzi quasi del tutto strumentali: e ovunque ci sono gà tutti i presupposti di quell’avanguardia popolare summenzionata, in grado appunto di fondere il rock, il noise, il jazz, il kabarett. Nonostante quanto possano far pensare la copertina e il titolo del disco, le canzoni presenti nell’opera non hanno nulla a che fare con i Beatles. Uscito all’inizio in sole 1000 copie, Meet The Residents va subito a ruba e viene più volte ristampato (anche su CD) restando un cult in tutto e per tutto.

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