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di Stefano Trucco

David Low (1891-1963) fu un cartoonist originario della Nuova Zelanda e attivo in Gran Bretagna dal 1920. Era molto famoso ai suoi tempi in tutto il mondo di lingua inglese.
Fra gli intenditori di quella particolare forma d’arte che è la caricatura politica, popolarissima ma effimera, si può tranquillamente sostenere che Low è stato il più grande cartoonist del mondo nel XX secolo. Non tutti saranno d’accordo ma nessuno si scandalizzerà, poiché il suo valore è unanimemente riconosciuto. Vi sono disegnatori favolosamente bravi ma del tutto privi di umorismo o di idee (non tanto di idee politiche quanto della capacità di unire senza fessure il disegno all’idea); altri hanno senso dell’umorismo e idee ma un disegno povero o mediocre; in altri ancora, pure capaci, manca un segno distintivo o una qualche originalità; e poi ci sono i Giannelli (il vignettista del Corriere della Sera), dove alla povertà espressiva si unisce la mancanza di idee e di umorismo – e il loro nome è Legione.
In Low, c’è tutto quel che si può chiedere a un cartoonist, compresa la fertilità – una vignetta al giorno per sei giorni la settimana può stroncare qualunque talento. Il suo stile è già pienamente formato alla metà degli anni Venti, ma il suo grande periodo coincide con l’Era dei Dittatori, dai primi anni Trenta al 1945 – l’era di Hitler e Mussolini, di Stalin e Francisco Franco, ma anche di Roosevelt e di una serie di statisti inglesi – Baldwin, MacDonald, Chamberlain – che culmina in Winston Churchill, prima adorabile ma pericoloso guerrafondaio e poi simbolo di tutto quanto di buono c’è nel carattere inglese. Segue un lento declino, comunque costellato da decine di cartoon che avrebbero fatto la fortuna di un minore. Low era un sincero democratico, un liberal-socialista, ma il suo talento gli permetteva di essere costantemente pungente e originale senza la comoda gruccia dell’estremismo. In più, riusciva in una prova dove altri cartoonist di valore falliscono o se la cavano a malapena: era in grado di rappresentare tipi di umanità comune, non celebrità, in maniera perfettamente credibile, ed era in grado di rappresentare la bellezza fisica. Da notare anche la sua grande creazione, il Colonnello Blimp, incarnazione del più becero conservatorismo britannico, che però, durante la guerra, divenne un autentico eroe nazionale nello splendido film del 1943 di Powell e Pressburger.

image001En passant, benché ogni nazione abbia i suoi caricaturisti, la Gran Bretagna mi pare l’unica con una tradizione, una successione apostolica e un set di motivi e idee che vengono continuamente ripresi e citati e riconosciuti dal pubblico, da Gillray all’epoca delle guerre napoleoniche a Dave Brown oggi, passando per Rowlandson, Cruickshank, Tenniel, l’italiano Carlo Pellegrini, Beerbohm, Sanbourne, Partridge, Strube, Illingworth, Weisz, Steadamn, Steve Bell… Un libro che nessuno scriverà qui in Italia, perché se lo facesse nessuno lo pubblicherebbe e se si autopubblicasse non lo noterebbe nessuno.
La mia opinione è che Low non sia semplicemente un grande caricaturista ma, puramente e semplicemente, uno dei grandi artisti del Novecento, uno che dovrebbe stare nelle storie dell’arte e non come illustrazione nei libri di storia. L’Hokusai del XX secolo, per dire. Il suo tratto, visto da vicino, è favolosamente liquido, da calligrafia orientale. Fra i critici del suo tempo l’unico che si sia occupato di lui, che io sappia, è Ernest Gombrich.
Ma qui voglio solo illustrare un aspetto della sua produzione: Benito Mussolini. Il talento di Low era di riuscire non solo a fare caricature somiglianti (il minimo sindacale, diciamo) ma a renderle personaggi di un suo personale teatro. Non semplicemente Mussolini, ma il Mussolini di Low, diverso da quello degli altri e, fino a certo punto, indipendente dal suo originale.
A differenza di altri cartoonist britannici del tempo, Low non ha mai ammirato Mussolini (chiamare il proprio cane Musso non è un complimento) ma nelle sue caricature degli anni Venti il personaggio non è ancora completo, si confonde con gli altri dittatori del tempo.

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(da sinistra a destra: Re Alessandro di Jugoslavia, Zog d’Albania, Mussolini, Primo de Rivera di Spagna, Kemal Ataturk della Turchia, Pilsudski della Polonia).

 

Anche nel ‘mondo reale’ Mussolini cambia fra gli anni Venti e gli anni Trenta, si cristallizza nell’immagine che è rimasta e lo ha accompagnato fino alla fine. Si cristallizza anche il Mussolini di Low – tronfio, oratorio, vittimista, cialtronesco, mal rasato.

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(i ministri degli esteri inglese, John Simon, e francese, Laval)
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(al posto di Simon, Anthony Eden, più un americano generico)
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(l’ometto che fa piangere Mussolini e Hitler è ovviamente Low stesso, con il suo cane Musso. Low amava inserirsi nei suoi cartoon).

image011Un personaggio farsesco, che però regge il peso di immagini meno comiche e più simboliche, come quando usiamo i gas in Etiopia o scoperchia l’abisso della guerra.

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Nel 1940, con l’entrata in guerra a fianco della Germania di Hitler, il passo cambia, c’è meno posto per il farsesco puro. Il cartoon con cui Low commenta la dichiarazione di guerra è fra i più belli di sempre, con la sua oscura premonizione di Piazzale Loreto.

Vignetta Mussolini

“Verso la gloria – e arraffate tutto quel che potete!” – mentre sul cartello si ordina di aspettare che la vittima ci volti le spalle prima di pugnalarla. L’Italia è in guerra, e rapidamente ci si rende conto che non eravamo all’altezza, Mussolini per primo. Che diventa parte del coro hitleriano, insieme a Francisco Franco e Stalin.

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Al momento della caduta, il 25 luglio 1943, il Mussolini di Low scompare in un attimo, trasformandosi in un personaggio da tragedia.

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Non c’è motivo di credere che Low avesse una qualche simpatia per Mussolini il Dittatore, ma, come qualsiasi autore, doveva essersi affezionato al Mussolini personaggio del suo teatro personale.
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Mussolini non compare più nella caricatura di Low. Non è più possibile renderlo come il cattivo da farsa che era stato fino a quel punto. La sua tragedia personale è sotto gli occhi del mondo. Per Low e il fair play britannico, sarebbe come prendere a calci un uomo a terra.
Ma Low non può esimersi dal commentare la morte di Mussolini, un Mussolini che ormai non ha nulla del Duce e del popolare Mussolini di Low. Evita di appenderlo per i piedi, ma anche i cani rifiutano di avvicinarsi.

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