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Oggi presentiamo il tredicesimo testo del progetto di riscrittura delle Operette morali di Giacomo Leopardi. Un altro appassionato palinsesto sul Dialogo di Malambruno e di Farfarello firmato da Alba Coppola, italianista specializzata in Letteratura del Rinascimento.

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Malambruno. Spiriti d’abisso, Farfarello, Ciriatto, Baconero, Astarotte, Alichino, e comunque siete chiamati; vi scongiuro in nome di Belzebù, e vi comando per la forza dell’arte mia, che può sgangherare la luna e inchiodare il sole in mezzo al cielo: venga uno di voi con libero comando del vostro principe e pieno potere di usare a mio vantaggio tutte le forze dell’inferno!
Farfarello. Eccomi.
Malambruno. Chi sei?
Farfarello. Farfarello, ai tuoi comandi.
Malambruno. Hai il mandato di Belzebù?
Farfarello. Sì; e posso fare a tuo vantaggio tutto quello che potrebbe il Re stesso e più di tutte le altre creature messe assieme.
Malambruno. Bene. Tu devi esaudirmi un desiderio.
Farfarello. Sarai servito. Che vuoi? Divenire più nobile degli Atridi?
Malambruno. No.
Farfarello. Più ricchezze di quelle che si troveranno nella città di Manoa quando sarà scoperta?
Malambruno. No.
Farfarello. Un impero grande come quello che dicono sognasse una notte Carlo V?
Malambruno. No.
Farfarello. Recare alle tue voglie una donna più ritrosa di Penelope?
Malambruno. No. Ti pare che per questo ci voglia il diavolo?
Farfarello. Onori e buona fortuna così mascalzone come sei?
Malambruno. Piuttosto, mi ci vorrebbe il diavolo se volessi il contrario.
Farfarello. E allora, cosa mi comandi?
Malambruno. Fammi felice per un attimo.
Farfarello. Non posso.
Malambruno. Come non puoi!
Farfarello. Ti giuro in coscienza che non posso.
Malambruno. In coscienza di demonio dabbene!
Farfarello. Sì, certo. Fa’ conto che vi siano diavoli dabbene come vi sono uomini dabbene.
Malambruno. Ma tu fa’ conto che io ti attacco per la coda a una di queste travi, se non mi ubbidisci subito senza altre parole!
Farfarello. È più facile per te ammazzarmi, che per me soddisfare la tua richiesta.
Malambruno. Allora vattene col mal anno, e venga Belzebù in persona!
Farfarello. Pure se viene Belzebù con tutta la Giudecca e tutte le Bolge, non potrà far felice né te né altri della tua specie più che abbia potuto io.
Malambruno. Neanche per un momento solo?
Farfarello. Per un momento, anzi per la metà di un momento, per la millesima parte, è possibile quanto per tutta la vita.
Malambruno. Ma se non puoi farmi felice in nessun modo, almeno puoi riuscire a liberarmi dall’infelicità?
Farfarello. Se tu puoi riuscire a non amarti supremamente.
Malambruno. Questo lo potrò dopo morto.
Farfarello. Ma in vita non lo può nessun animale: perché la vostra natura vi permetterebbe qualunque altra cosa prima di questa.
Malambruno. È così.
Farfarello. Dunque, amandoti necessariamente dell’amore più grande che puoi, necessariamente desideri più che puoi la tua felicità; e non potendo essere soddisfatto di questo tuo desiderio, che è supremo, ne viene che in nessun modo puoi evitare d’essere infelice.
Malambruno. Neppure mentre proverò qualche piacere; perché nessun piacere mi renderà felice o appagato.
Farfarello. Proprio nessuno.
Malambruno. E così, non uguagliando il desiderio naturale della felicità che mi sta fisso nell’animo, non sarà vero piacere e, pure nel tempo che durerà, non cesserò d’essere infelice.
Farfarello. Non cesserai: perché negli uomini e negli altri viventi la privazione della felicità, pure senza dolore e senza sciagura alcuna, e anche nel tempo di quelli che voi chiamate piaceri, comporta la consapevolezza dell’infelicità.
Malambruno. Tanto che dalla nascita fino alla morte, l’infelicità nostra non può cessare, non dico d’altro, ma neppure d’un solo istante.
Farfarello. Sì. Cessa se dormite senza sognare, o se vi coglie uno sfinimento o altro che v’interrompa l’uso dei sensi.
Malambruno. Però mai mentre ci sentiamo vivere.
Farfarello. Mai.
Malambruno. Quindi, in assoluto, non vivere è sempre meglio che vivere.
Farfarello. Se la privazione dell’infelicità è sempre meglio dell’infelicità.
Malambruno. Dunque?
Farfarello. Dunque se tu vuoi darmi l’anima prima del tempo, io sono qui pronto per portarmela.