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di Francesca Maccani

Quando Haruf è arrivato in Italia grazie a NN editore ricordo di essere stata la prima ad acquistare Benedizione, il giorno stesso che è uscito, nella mia libreria di fiducia, la Modusvivendi di Palermo.
Fra me e Kent è stato subito amore a prima vista. Ho amato più di ogni altra cosa la sua prosa asciutta, i suoi non detti, la sua capacità di evocare sensazioni e stati d’animo con poche pennellate sobrie ma nette.
Holt è divenuta presto per me sinonimo di casa. Io che sono nata in un microscopico paese di provincia e che ora vivo in una città molto grande, mi sono sentita a mio agio fra i viali della cittadina del Colorado, coi suoi provincialismi e le dinamiche tipiche delle comunità ristrette.
Di Haruf ho letto tutto ciò che è uscito a oggi in Italia.
NN ha scelto di pubblicare per prima la Trilogia e di non seguire l’Ordine con cui è stata presentata negli Usa, scelta che ho sostenuto in quanto i tre libri non necessitano di un ordine rigido di lettura.
Pochi giorni fa la casa editrice milanese ha fatto uscire il primo dei romanzi di Haruf, Vincoli, pubblicato in America nel 1984. È qui che nasce tutto, da questo nucleo fondante, dai primi insediamenti coloniali, prende vita quella comunità che poi ritroveremo in Canto della Pianura, Benedizione e Crepuscolo.
Ho letto Vincoli lo scorso week end e mi ha destabilizzata. In primis perché mi aspettavo di trovarci la rassicurante prosa cui Haruf mi aveva abituata, i suoi non detti, la sua presenza discreta. Invece ho scoperto un romanzo vivace e intenso, a tratti anche crudo.
Il capostipite della famiglia protagonista del romanzo, Roy Goodnough è un marito e padre padrone, con deliri di onnipotenza. Un pazzo squilibrato che non esita a tenere in scacco la figlia impedendole perfino di sposarsi.
Roy giunge a Holt con la moglie Ada su un carro, pianta un picchetto su un lotto di terra e lo fa suo alla moda della conquista del west. Lavoratore infaticabile, in breve edifica un’abitazione per sé e la moglie, coltiva i campi, acquista degli animali e mette su una piccola azienda autosufficiente che darà da mangiare a lui, a Ada e ai due figli che nasceranno, Edith e Lyman.
Ada però muore, piegata da una febbre fortissima, ma l’autore lascia intendere che la donna muoia di nostalgia e infelicità, strappata alla propria terra natia e ai suoi affetti per seguire il marito in un delirante progetto lontano decine di miglia da dove entrambi sono nati e cresciuti.
Come unici vicini di casa i Goodnough hanno una donna nativa americana e il suo figlioletto, entrambi abbandonati da un uomo irresponsabile.
Le due famiglie condividono la terra e si tengono compagnia senza mai però divenire intime.
Alla morte di Ada, Edith si trova a doversi occupare del padre e del fratello e, essendo considerata da Roy una sua proprietà, le viene impedito perfino di sposarsi. La ragazza quindi rinuncia a tutto e diviene succube della follia paterna.
Vincoli ci racconta la morbosità di quei legami di sangue basati sul possesso e sul controllo assoluto delle vite altrui. Ci fa capire come, in nome del rispetto dell’autorità paterna e dell’abnegazione, si possa arrivare ad annullare se stessi.
Per Edith, una volta morto il padre, si aprono anni di affrancamento che si gode in compagnia del fratello, da poco tornato a casa dopo vent’anni di assenza. E qui il lettore tira finalmente il fiato assieme a lei. Se la immagina volteggiare danzando, gustare qualche piatto prelibato in un ristorante dai sapori antichi, viaggiare coi capelli al vento mentre in automobile percorre le assolate strade della provincia americana.
Ma Edith la conosciamo ormai vecchia in un letto di ospedale, piantonata da una pattuglia di agenti. Perché il romanzo si apre con un giallo e poi, attraverso un lunghissimo flash back, a poco a poco ripercorre tutta la storia della famiglia Goodnough grazie alla testimonianza del loro vicino di casa Sanders Roscoe, il nipotino della donna indiana abbandonata dal marito.
Vincoli è un romanzo corale, permeato di affetti mancati, di bellezza che sfiorisce, di attese interminabili.
Leggere Vincoli è compiere un viaggio a ritroso nella memoria, nella storia di Holt e dei suoi primi abitanti, è un salto nel passato della cittadina che ci svela le radici di molte dinamiche che ritroveremo nella Trilogia.
Il primo romanzo di Haruf apre le porte a tutto ciò che verrà in seguito, anche alla sua lingua così personale e particolare, anche se rappresenta a mio dire un lavoro non ancora pienamente maturo e dal tratto distintivo, riconoscibile, come invece sono i tre romanzi della trilogia.
Ma Vincoli è la nonna sulla sedia a sdraio, la si ama perché fa parte di noi e la si copre con uno scialle di lana per tenerla al caldo perché da lei nasce tutto.