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Oggi – sotto forma di augurio speranzoso per il nuovo anno – presentiamo il quindicesimo testo del progetto di riscrittura delle Operette morali di Giacomo Leopardi. Un altro appassionato palinsesto sul Dialogo di Cristoforo Colombo e di Pietro Gutierrez firmato ancora e sempre da Alba Coppola, italianista specializzata in Letteratura del Rinascimento.

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Colombo. Bella notte, amico.
Gutierrez. Bella in verità, e credo che a vederla da terra sarebbe più bella.
Colombo. Benissimo: anche tu sei stanco di navigare.
Gutierrez. Non di navigare in assoluto; è questa navigazione che mi riesce più lunga di quanto m’aspettassi e mi dà un certo disagio. Tuttavia, non pensare che mi lamenti di te, come fanno gli altri. Anzi, sii certo che qualunque decisione tu stia per prendere su questo viaggio, ti asseconderò comunque posso, come in passato. Ma, tanto per parlarne, vorrei mi dicessi esattamente e in totale sincerità, se ancora sei sicuro come in principio che sicuramente in questa parte del mondo ci sia terra, o se, dopo tanto tempo e tanta esperienza in contrario, cominci a dubitare un po’.
Colombo. Parlando sinceramente, e come si può con persona amica e riservata, confesso che sono entrato un po’ in forse: tanto più che nel viaggio parecchi segni che m’avevano dato grande speranza si sono rivelati vani: come quello degli uccelli che ci passarono sopra, venendo da ponente, pochi giorni dopo che fummo partiti da Gomera, e ch’io ritenni fossero indizio di terra vicina. Ugualmente, ho visto via via fallire più d’una congettura e più d’un pronostico fatto prima della navigazione su varie cose che credevo ci sarebbero accadute nel viaggio. Perciò, come questi pronostici mi hanno ingannato, malgrado mi paressero quasi certi, così potrebbe risultare errata anche la congettura principale, che si debba trovar terra di là dall’Oceano. È pur vero ch’essa ha fondamenti tali che, se fosse falsa, mi parrebbe non si potesse più aver fiducia in un giudizio umano, salvo non consista in cose che si vedano e si tocchino. Ma, d’altro canto, considero che la pratica, spesso, anzi, il più delle volte, discorda dalla speculazione. E poi mi dico: come fai a sapere che ciascuna parte del mondo somiglia alle altre e che, poiché l’emisfero d’oriente è occupato parte da terra e parte da acqua, ne consegue che dev’essere lo stesso per l’occidente? Che puoi sapere che non sia tutto occupato da un mare unico e immenso? O che, invece di terra, o anche di terra e acqua, non contenga qualche altro elemento? Ammesso poi che abbia terre e mari come l’altro, non potrebbe essere disabitato, anzi inabitabile? Poniamo che non sia meno abitato del nostro: quale certezza hai che vi siano creature razionali, come in questo? E pure se ve ne siano, come sei certo che si tratti di uomini e non di qualche altro genere di animali razionali? E se sono uomini, chi ti dice non siano diversissimi da quelli che conosci tu? Per esempio, molto più grandi di corpo, più forti, più abili, dotati d’ingegno e spirito molto superiori; anche assai più inciviliti e ricchi di molta più scienza ed arte? Queste cose penso fra me. E in verità, la natura appare tanto potente, e i suoi effetti sono così vari e molteplici, che, non solamente non si può esprimere giudizio certo su cosa abbia operato e operi in parti lontanissime e del tutto ignote al nostro mondo, ma possiamo anche dubitare che ci s’inganni di gran lunga pensando uguale questo a quelle, e sarebbe verosimile che le cose del mondo ignoto, tutte o in parte, fossero meravigliose e strane rispetto al nostro. Ecco che vediamo come in questi mari l’ago declina dalla stella per ampio spazio verso ponente: cosa nuovissima e finora inaudita da tutti i navigatori; della quale, per quanto ci fantastichi, non so pensare una ragione che mi soddisfi. Non dico, che perciò si debba credere alle favole degli antichi sulle meraviglie del mondo sconosciuto e di questo Oceano. Come, per esempio, alla favola di Annone sui paesi che la notte erano pieni di fiamme, e dei torrenti di fuoco che di là sfociavano nel mare: anzi, abbiamo visto quanto siano stati vani finora tutti i timori di miracoli e di novità spaventevoli avuti dalla nostra gente in questo viaggio. Come quando, al vedere quella quantità di alghe che pareva facessero delle acque quasi un prato, e rendevano difficile andare innanzi, pensarono fossimo agli ultimi confini del mare navigabile. Ma voglio solamente inferire, rispondendo alla tua richiesta, che benché la mia congettura sia fondata su argomenti probabilissimi, non solo a parer mio, ma di molti geografi, astronomi e navigatori eccellenti coi quali ho discusso, come sai, in Spagna, in Italia e in Portogallo, tuttavia potrebbe rivelarsi falsa. Perché, ripeto, molte conclusioni ricavate da ottimi ragionamenti non reggono all’esperienza; e questo accade soprattutto quando riguardano cose pochissimo note.
Gutierrez. Dunque, tu, in sostanza, hai posto la tua vita e quella dei tuoi compagni sul fondamento d’una semplice congettura.
Colombo. È così, non posso negarlo. Ma, a parte che gli uomini ogni giorno mettono in pericolo la vita su basi tanto più deboli, e per inezie, o anche senza pensarci, considera un po’: se adesso tu, io e tutti i nostri compagni non fossimo su queste navi, in mezzo a questo mare, in questa solitudine incognita, in stato incerto e rischioso quanto vuoi, in quale condizione di vita ci troveremmo? In cosa saremmo occupati? Come trascorreremmo questi giorni? Forse più lietamente? O non saremmo anzi in qualche maggior travaglio o sollecitudine, o magari pieni di noia? Cos’è uno stato privo d’incertezza e pericolo? Se contento e felice, è da preferire a qualunque altro; se tedioso e misero, non vedo a quale altro stato non sia da posporre. Non voglio ricordare la gloria e l’utilità che riporteremo, se l’impresa realizza la speranza. Ma, pure non ne cavassimo altro, mi pare già vantaggiosa al massimo, perché per un certo tempo ci tiene liberi dalla noia, ci rende cara la vita e pregevoli molte cose che altrimenti non cureremmo. Scrivono gli antichi, come avrai letto o udito, che gli amanti infelici, gettandosi dal sasso di Santa Maura (che allora era detto di Leucade), giù in mare, se si salvavano, restavano, per grazia di Apollo, liberi dalla passione amorosa. Io non so se si debba credere che ottenessero quest’effetto, ma so bene che, usciti da quel pericolo, per qualche tempo, anche senza il favore di Apollo, avranno amato la vita che prima odiavano, o almeno l’avranno tenuta più cara e preziosa di prima. Secondo me, ogni navigazione è quasi un salto dalla rupe di Leucade, perché produce le stesse utilità, ma più durevoli di quel salto, al quale, da questo punto di vista, la navigazione è assai superiore. Si crede comunemente che naviganti e soldati, essendo spesso in pericolo di morte, stimino la vita meno degli altri, ma proprio perciò io ritengo che ben poche persone amino e diano valore alla vita quanto loro. Quanti beni che, avendoli, non si curano, anzi, quante cose, che neppure hanno il nome di beni, paiono carissime e preziosissime ai naviganti solo perché ne sono privi! Chi mise mai fra i beni umani avere un po’ di terra che sostenga? Nessuno, eccetto i naviganti, e soprattutto noi, che, per la grande incertezza circa il successo di questo viaggio, non abbiamo desiderio più grande che la vista di un pezzetto di terra. Questo è il nostro primo pensiero risvegliandoci, con questo ci addormentiamo, e se infine ci si mostrerà da lontano la cima di un monte o di una foresta, o una cosa del genere, non staremo in noi dalla contentezza; e toccata terra, solamente a pensare di ritrovarci sullo stabile, e di potere andare qua e là camminando a nostro piacimento, ci parrà per più giorni d’essere beati.
Gutierrez. Tutto ciò è verissimo: così, se quella tua congettura si mostrerà vera come la giustificazione d’averla seguita, un giorno o l’altro godremo questa beatitudine.
Colombo. Per me, anche se non oso più promettermelo con sicurezza, spererei, tuttavia, che stiamo per goderla presto. Da certi giorni in qua, lo scandaglio, come sai, tocca fondo; e la qualità della materia che gli resta attaccata mi pare indizio buono. Verso sera, le nuvole intorno al sole sono di forma e colore diversi da quelle dei giorni precedenti. L’aria, come puoi sentire, è divenuta un po’ più dolce e più tiepida di prima. Il vento non corre più, così pieno, né così diritto, né costante, ma piuttosto incerto e vario e come fosse interrotto da qualche ostacolo. Aggiungi quella canna a galla sul mare che appariva tagliata da poco e quel ramicello d’albero con quelle coccole rosse e fresche. Anche gli stormi degli uccelli, benché m’abbiano ingannato altre volte, pure, ora sono così tanti a passare, e così grandi, e si moltiplicano talmente di giorno in giorno, che penso vi si possa fare qualche affidamento; soprattutto perché fra loro si vedono alcuni uccelli che, dalla forma, non mi paiono marittimi. Insomma, tutti questi segni messi insieme, per quanto io voglia essere diffidente, mi tengono però in aspettativa grande e favorevole.
Gutierrez. Voglia Dio che stavolta si realizzi!

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