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Forse resta l’unico musicista ‘colto’ nella storia del rock, magari anche il solo degno di essere fregiato del titolo di compositore in un’accezione dotta, erudita, consapevole. Non a caso per quest’album di debutto ‘solista’ del 1968 (e il quarto dopo i tre con le Mothers) partecipano ben 61 musicisti (anche sinfonici) per un lavoro surreale (carico altresì di monologhi dadaisti). La politicità di Lumpy Gravy consiste simbolicamente nell’essere il primo collage d’avanguardia, con un ingombrante fardello di citazioni spesso di proposito appena abbozzate.

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