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di Ippolita Luzzo

“Porta fortuna. Scriverò il romanzo. Come si modifica la cultura in cinque giorni. Pantarèi.”
Lo avevo perso e per un istante ho pensato di non trovarlo ma poi l’ho chiamato e lui era lì sulla sedia della cucina ad aspettarmi.
Il Pantarèi di Ezio Sinigaglia ha una lunga storia, ne sentivo parlare da anni da Giuseppe Girimonti Greco, traduttore e consulente editoriale, nonché amico di Ezio. Insieme, loro due, in alcune avventure: traduzioni di racconti, curatele. Entrambi una vita trascorsa nella letteratura.
Il Pantarèi viene pubblicato da Giovanni Turi, direttore editoriale della Casa Editrice TerraRossa, una casa editrice virtuosa, nata da poco tempo, una casa editrice che, nella collana Fondanti, al suo quarto titolo, vuole riproporre opere che hanno avuto un significato fondamentale nel tempo e ora introvabili. Mi sembra bellissimo questo voler dare opportunità a ciò di cui si favoleggiava prima che l’incuria possa obliare la testimonianza.
Coraggio e passione, credere e agire, mi sembra il dettato di questa casa editrice che seguo, ammirandone le scelte di contenuto. Nel senape della copertina di Francesco Dezio la bellissima ed elegante Olivetti sta al centro di tutte le cose, di tutte le parole nate da lei.
Pubblicato per la prima volta nel 1985 Il Pantarèi mi porta al mio concorso per l’insegnamento, proprio in quegli anni, gli anni ottanta, quando ancora si poteva fare un progetto, vincere un concorso, avere un ruolo.
Tutto scorre e di quegli anni è rimasto solo il ticchettio della macchina da scrivere.
Ezio Sinigaglia scriverà questo romanzo dall’ottobre del 1976 al maggio del 1980, ed il titolo iniziale era I romanzi e i giorni.
Avrebbe dovuto raccontare il romanzo, come un ascensore, i romanzi stavano sull’ascensore di sinistra, i giorni su quello di destra. La dimostrazione che il romanzo non fosse morto: I romanzi erano la scala saggistica, i giorni quella narrativa. Ezio ci spiega, nella prefazione, quella illuminazione notturna della genesi del romanzo, costruito per omaggiare il romanzo stesso, come atto d’amore verso la narrativa, verso tutta la letteratura. Del ticchettio della macchina da scrivere ora restano questi tasti del computer, dove anche io indegnamente pigio, e Stern, il protagonista, che non avrebbe potuto più svolgere quelle mansioni, “curare enciclopedie” essendo terminata la stagione delle enciclopedie. “L’avanguardia di oggi è la retroguardia di domani” dice Ezio e noi con lui, nel vedere ormai come sono spariti o quasi i telefoni fissi, le macchine da scrivere, i mangianastri.
Eppure il fascino sta tutto nella sparizione, sta tutto nella freschezza di un mondo eterno nelle sue dinamiche, nelle sue passioni per Proust, citato nel capitolo primo in una edizione francese, per Joyce, per Svevo, per Cèline, per Robbe-Grillet.
Il Pantarèi corre nei corridoi della letteratura con la stessa leggerezza con cui Ezio Sinigaglia passeggia fra la sua sterminata conoscenza regalandoci il romanzo.

“Sax dunque. Nome?” “Dario” “Dario Sax. Non ci mette molto lei a fare una firma” “ No, certo.” “Anni?” “ Ventidue” “Complimenti non ne dimostra più di quindici” Arrossendo arrossendo la faccia infuocata arrossito fino alla radice dei capelli cortissimi. “ Già lo so soprattutto con i capelli tagliati così corti” “Militare?” “Appena finito” Romanzo di Daniele Stern.
“Porta fortuna. Proprio lì davanti. Deve avere un significato. Scriverò il romanzo. Signor Stern, qualcuno ha lasciato un messaggio per lei. Già, purtroppo non l’ho visto in tempo. Meglio così. Porta fortuna. Scriverò il romanzo. Come si modifica la cultura in cinque giorni. Pantarèi.”

Magistralmente scritto e condotto, la lettura ci abbraccia, a Stern non piace Cèline, e che bello poter dirlo! nella gassificazione della critica letteraria, ed intanto restiamo con quella stupenda domanda: “Una leggenda sfatata può essere rifatata?”
Nello splendore della letteratura stiamo con Ezio Sinigaglia.
In Litweb in tripudio “Porta fortuna. Scriverò il romanzo. Come si modifica la cultura in cinque giorni. Pantarèi” Si vede che lo amo moltissimo? Lo amerete tutti: Porta fortuna leggerlo.

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