Frammento apocrifo stratone di Lampsaco Leopardi alba coppola verri blog.jpg

Oggi presentiamo il diciassettesimo testo del progetto di riscrittura delle Operette morali di Giacomo Leopardi. Un altro sapiente palinsesto sul Frammento apocrifo di Stratone di Lampsaco firmato ancora e sempre da Alba Coppola, italianista specializzata in Letteratura del Rinascimento.

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Premessa
Questo frammento, che ho tradotto dal greco in italiano corrente per passatempo, è tratto da un manoscritto che, anni fa, si trovava, e forse ancora si trova, nella libreria dei monaci del monte Athos. Lo intitolo Frammento apocrifo, perché, come si vede, il capitolo sulla fine del mondo dev’esser stato scritto da poco, laddove Stratone da Lampsaco, filosofo peripatetico, detto il fisico, visse trecento anni prima dell’era cristiana. È pur vero che il capitolo sull’origine del mondo quasi coincide col poco che ci resta negli scrittori antichi sulle opinioni di quel filosofo, e perciò si potrebbe credere che il primo capitolo, anzi forse anche l’inizio dell’altro, siano realmente di Stratone e il resto sia stato aggiunto da qualche dotto greco non prima del secolo scorso. Giudichino gli eruditi lettori.

SULL’ORIGINE DEL MONDO
Le cose materiali tutte periscono e hanno fine e così tutte ebbero inizio. Ma la materia stessa non ebbe inizio, essa è per sua propria forza ab eterno. Perciò, se per il fatto che le cose materiali crescono, diminuiscono e infine si dissolvono, si conclude che non sono per sé, né ab eterno, ma incominciate e prodotte, quello che non cresce, non diminuisce e non perisce dovrà giudicarsi non cominciato, e non derivato da alcuna causa. E certo non si può provare che, se la prima argomentazione è falsa, la seconda è vera, ma, poiché noi siamo certi che quella è vera, lo stesso dobbiamo ammettere dell’altra. Ora, noi vediamo che la materia non si accresce e non diminuisce mai di una pur minima quantità, cioè non perisce. Quindi, le sue diverse forme, che si vedono nelle cosiddette creature materiali, sono caduche e passeggere, ma nessun segno di caducità né di mortalità si scopre nella materia, perciò nessun segno che sia cominciata, né che per essere le servisse o le serva causa o forza fuori di sé. Il mondo, invece, cioè l’essere della materia in un determinato modo, è cosa incominciata e caduca. Ora diremo della sua origine.
La materia in generale, come in particolare le piante e le creature animate, ha in sé per natura una o più forze sue proprie che la agitano e muovono continuamente in maniere diversissime, e quelle forze possiamo congetturare e pure denominare dai loro effetti, ma non conoscere in sé, né scoprirne la natura. Nemmeno possiamo sapere se gli effetti che noi riferiamo a una stessa forza procedano effettivamente da una o da più, e se, al contrario, le forze che indichiamo con nomi diversi siano veramente più d’una o una sola. Così come nell’uomo, pur con diversi vocaboli, tutto denota una sola passione o forza, per esempio, l’ambizione, l’amore del piacere e simili, da ciascuna delle quali derivano effetti a volte soltanto diversi, a volte anche contrari a quelli delle altre passioni, sono in realtà una sola passione, cioè l’amor di sé, che opera diversamente nei diversi casi. Dunque, queste forze, o forse bisogna dire questa forza della materia, muovendola, come s’è detto, e agitandola di continuo, plasma dalla materia innumerevoli creature, cioè la modifica in svariatissime forme. Tali creature, distribuite in generi e specie e congiunte fra loro con ordini e relazioni che derivano dalla loro natura, chiamiamo mondo. Ma, poiché tale forza non smette mai di lavorare e di modificare la materia, le creature che continuamente forma, così le distrugge, formando dalla loro materia nuove creature. Fin quando, pur distruggendosi le creature individuali, tuttavia, non mutano i loro generi e specie, tutti o la maggior parte, gli ordini e le relazioni naturali delle cose, in tutto o nella maggior parte, si dice che quel tal mondo dura ancora. Ma infiniti mondi nello spazio infinito dell’eternità, durati più o meno tempo, sono poi venuti meno, perdutisi per i continui mutamenti della materia, causati dalla predetta forza, generi e specie di cui quei mondi si componevano, e mancati le relazioni e gli ordini che li governavano. Né per ciò la materia è diminuita di una sola particella: sono mancati soltanto certi suoi modi di essere, seguendo immediatamente a ciascuno di loro un altro modo, cioè un altro mondo, via via.

DELLA FINE DEL MONDO
Non è facile dire da quanto tempo duri il mondo attuale, del quale gli uomini sono parte, sono cioè una fra le specie dalle quali è composto, né si può sapere quanto tempo ancora durerà. Gli ordini che lo reggono sembrano immutabili e tali sono creduti, perché mutano poco a poco e in spazi di tempo inconcepibili, sì che appena l’umanità può conoscerne o percepirne le modificazioni. Eppure, tali spazi di tempo, per quanti siano, sono minimi rispetto alla durata eterna della materia. Nel mondo presente continuamente si vedono perire gl’individui e le cose trasformarsi da una in altra. Ma la distruzione è compensata continuamente dalla produzione e i generi si conservano, perciò si ritiene che questo mondo non abbia, né stia per avere in sé alcuna causa per la quale debba, né possa, perire e che non mostri segni di caducità. Nondimeno, si può rilevare il contrario, e da più d’un indizio, ma, tra gli altri, da quanto segue.
Sappiamo che la terra, per il suo perpetuo volgersi intorno al proprio asse, fuggendo dal centro le parti intorno all’equatore e spingendosi verso il centro quelle intorno ai poli, è cambiata di forma e continua a cambiare, divenendo ogni giorno più ricolma intorno all’equatore, e al contrario deprimendosi sempre più intorno ai poli. Da ciò deve conseguire che in un tempo misurabile in sé, ma non dagli uomini, la terra si appianerà di qua e di là dall’equatore in modo che, perduta la forma di globo, assumerà quella di una sottile tavola tonda. Questa ruota, girando continuamente intorno al suo centro, assottigliata e dilatata, a lungo andare, fuggendo dal centro tutte le sue parti, diverrà forata nel mezzo. E, ampliandosi continuamente questo foro rotondo, la terra assumerà forma d’anello, e infine, andrà in pezzi, che, usciti dall’attuale orbita della terra e perduto il movimento circolare, precipiteranno nel sole o magari in qualche pianeta.
Forse, a conferma di questo discorso, si potrebbe addurre l’esempio dell’anello di Saturno, sulla natura del quale i fisici non sono concordi. E benché strano e inaudito, forse non sarebbe inverosimile presumere che tale anello fosse in principio uno tra i pianeti minori destinati alla sequela di Saturno, poi, spianato e successivamente forato nel mezzo per le ragioni che abbiamo dette della terra, ma assai più presto, forse perché di materia più fragile e più plasmabile, cadesse dalla sua orbita nel pianeta Saturno, dal quale, per la virtù attrattiva della sua massa e del suo centro, come appunto vediamo, sia trattenuto intorno a tale centro. E si potrebbe credere che quest’anello, continuando ancora a volgersi intorno al suo mezzo, che è quello del globo di Saturno, sempre più si assottigli e dilati, e sempre si accresca lo spazio tra esso e detto globo, benché ciò accada troppo lentamente per essere notato e conosciuto dagli uomini, soprattutto perché così distanti. Seriamente o per scherzo, sia detto questo circa l’anello di Saturno.
Ora, il cambiamento che noi sappiamo essersi verificato e verificarsi ogni giorno alla forma della terra, non v’è dubbio si verifichi per le stesse cause alla forma d’ogni pianeta, pure se negli altri pianeti esso non appare così evidente come per Giove. Né accade solo a quelli che come la terra girano intorno al sole, ma senza dubbio avviene pure a quelli che ragionevolmente si crede siano intorno a ciascuna stella. Pertanto, come s’è immaginato della terra, tutti i pianeti, in un certo tempo ridotti in pezzi, dovranno precipitare gli uni nel sole, gli altri nelle stelle loro. Nelle quali fiamme è chiaro che non alcuni o molti individui, ma tutti i generi e le specie che ora sono sulla terra e sui pianeti saranno totalmente estinti. E questo forse, o qualcosa di simile, pensarono i filosofi, greci e barbari, che affermarono che questo mondo dovrà infine perire di fuoco. Ma, poiché anche il sole ruota intorno al proprio asse, e quindi lo stesso si deve credere delle stelle, ne consegue che l’uno e le altre nel tempo debbano perire e i pianeti e le loro fiamme debbano disperdersi nello spazio. Così, dunque, il moto circolare delle sfere mondane, importantissimo negli attuali ordini naturali, e quasi principio e fonte della conservazione di questo universo, allo stesso modo sarà causa della distruzione sua e dei suoi ordini.
Venuti meno i pianeti, la terra, il sole e le stelle, ma non la loro materia, si formeranno da questa nuove creature, distinte in nuovi generi e nuove specie, e nasceranno dalle forze eterne della materia nuovi ordini delle cose e un nuovo universo. Ma sui caratteri di questo e di quelli, come pure degl’ innumerevoli che furono e degli altri infiniti che saranno, non possiamo neppure fare ipotesi.

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