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di Stefano Trucco

Vorrei mettere giù due pensierini su una cosa che mi è venuta in mente di recente, cioè su una certa equivalenza che mi pare si sia venuta a creare fra il Western come genere letterario/cinematografico/fumettistico e il periodo 1914-1945 della storia europea (con Hitler, il Nazismo e l’Olocausto al suo centro) anch’esso inteso come genere letterario/cinematografico/fumettistico. Una serie di considerazioni ancora un po’ slegate e un po’ lunghe, che infatti divideremo in tre articoli.
Parliamo prima del Western che per decenni è stato l’epica americana per eccellenza ma anche il genere cinematografico per eccellenza, tanto da essere quasi identificato col cinema stesso. Il western era poi uno dei principali prodotti d’esportazione americani, popolare in letteralmente tutti i mercati possibili, persino quelli difficili come l’Unione Sovietica o la Germania nazista (un po’ meno popolari, almeno all’estero, la narrativa western e la musica country).
Il mito fondatore del genere è severamente istituzionale, ed è il saggio The significance of the Frontier in American history di Frederick Jackson Turner, del 1893, e che in seguito divenne praticamente la versione ufficiale, insegnata nelle scuole, della storia americana. L’occasione del saggio fu la dichiarazione del Census Bureau, l’ente governativo che organizzava i censimenti decennali previsti dalla Costituzione, secondo cui a partire dal 1890 gli Stati Uniti non avevano più una frontiera colonizzante in movimento da est a ovest e che il territorio continentale dell’Unione doveva considerarsi interamente unificato. Turner spiegò che la Frontiera era stata il principale elemento organizzativo della storia e della democrazia americane: la lotta contro la natura e i nativi avevano, decennio dopo decennio, forgiato un popolo democratico in opposizione al conservatorismo dei centri di potere dell’Est. Il West, in quanto sezione, rappresentava la vera essenza degli Stati Uniti, non la Costa Atlantica, non il Sud, non il Midwest. L’individualismo, lo spirito libertario, il valore militare venivano tutti da lì, dal West.
Ma questa Frontiera, materialmente, ora è chiusa. Bisognerà trovare altre forze, pratiche e ideali, per mantenere attivo lo spirito americano (la ‘Nuova Frontiera’, tipo). Una cosa che si può fare da subito è trasformare la cronaca del Selvaggio West, già da tempo popolarissima all’Est, dove vivevano realmente gli americani, da attualità in mito.
In breve: il genere Western racconta eventi, a volte storici ma più spesso immaginari (John Ford: Print the legend) che si vogliono avvenuti fra il 1865 (fine della Guerra Civile) e il 1900 nella metà occidentale degli Usa, dal Missouri alla Costa del Pacifico. Tutta la parte di colonizzazione precedente, circa due secoli e mezzo di storia che portano la Frontiera dalla Costa Atlantica al Mississippi non fanno parte del Western (benché i primi esempi famosi, cioè i romanzi un tempo popolarissimi di James Fenimore Cooper – tipo L’Ultimo dei Mohicani – si svolgano lì, sia geograficamente che temporalmente). Il West dopo il 1900 è un’altra cosa, è un West post-Western, un post dove si va ancora molto a cavallo ma si usa sempre più l’auto come nel resto del paese, nostalgico ma essenzialmente diverso.

Disancorato dall’attualità e da riferimenti storici troppo precisi (che comunque si possono utilizzare, se del caso) il Western come genere utilizza una serie di figure standard come carte dei tarocchi da smazzare in un numero ampio ma finito di situazioni. Il cowboy, il pistolero, lo sceriffo, l’indiano, il messicano, il fuorilegge, il barista, l’allevatore, l’agricoltore, il predicatore, il becchino, la donna (generica ma potente) e il suo contraltare, la prostituta più o meno chiaramente indicata… la pianura, il fiume, la foresta, il canyon, il villaggio, l’accampamento, la ferrovia, la città verso cui si porta la mandria, ma soprattutto il villaggio, con il saloon, il general store, la chiesa, la banca, l’ufficio dello sceriffo con la cella, l’agenzia di pompe funebri… Con questi elementi potevano raccontarsi della storia e affermare (o negare o discutere) dei valori, sia primordiali che più mediatamente politici e storici. Il tono poteva essere declinato in tutti i modi: drammatico, tragico, comico, sentimentale, satirico, fantastico, horror…
Il genere poteva incarnare valori universali e non solo strettamente americani, tanto da permettere la nascita di Western non americani di cui la versione italiana, lo ‘Spaghetti Western’, è la più meritatamente famosa (ma non dimentichiamo il Krautwestern tedesco). Il Western poteva anche influenzare generi diversi: i Sette Samurai (1954) di Akira Kurosawa era dichiaratamente ispirato al Western, anche se negli Usa venne recepito come tipicamente giapponese e imitato nei Magnifici sette. Si potrebbe citare, come film Western non-Western, Il brigante di Tacca di Lupo di Pietro Germi (1952) e naturalmente quello splendido freak della storia dell’opera italiana, La Fanciulla del West di Giacomo Puccini… Da notare anche come il Western fosse il genere cinematografico preferito di Josif Stalin (non che c’entri molto ma volevo si sapesse).

 

Ora potrei mettermi a citare i principali capolavori del genere, specie John Ford e Howard Hawks, ma li do per conosciuti. Vorrei invece che deste un’occhiata a queste due mappe: la densità di popolazione degli Usa nel 1860 e nel 2011.

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Notate come, con l’eccezione della California e della Costa Pacifica in genere, e di alcune aree del Texas, il Selvaggio West resti abbastanza spopolato. Con la scoperta dell’oro nel 1848 gli americani saltarono direttamente tutta l’area del Western e lasciarono la vera colonizzazione agli immigrati dal Nord Europa, soprattutto tedeschi e scandinavi. Insomma, il West fu colonizzato fino a un certo punto. La colonizzazione fino al Mississippi, quella che non fa epica, fu capillare e metodica; quella dopo, molto meno. C’erano cose più divertenti da fare, apparentemente.
Inoltre, se è vero che la Guerra Civile fu combattuta da Nord e Sud essenzialmente per stabilire chi avrebbe gestito la colonizzazione del West resta che si combatté quasi interamente a Est e che il baricentro del potere politico rimase lì fino almeno agli anni Cinquanta del Novecento, quando California e Texas divennero troppo grandi per essere ignorate. La politica era incentrata a Washington e nei grandi stati dell’Est, come pure l’economia, che aveva il suo centro finanziario a New York e i centri industriali intorno ai Grandi Laghi. Sempre a New York era il quartier generale dell’editoria e del giornalismo, cioè i primi centri di produzione della mitologia Western a cui in seguito si affiancò la californiana Hollywood (ma il primo vero film Western importante, La Grande Rapina al Treno del 1903, fu girato fra New York e il New Jersey). Gli eserciti e le flotte americane che vinsero le guerre mondiali furono reclutati anche nel West ma di certo furono armati a Est o sulle Coste.
Insomma, il mito fondatore del Western, cioè la decisiva importanza per la storia americana di ciò che accadde nella metà occidentale del paese fra il 1865 e il 1900 va preso con molto sale in quanto taglia la parte più grande e importante della storia e del carattere americani. Il West non è l’America Profonda ma solo una delle sezioni che compongono un’unità. E naturalmente c’è molto da dire sul modo in cui il Western come genere immagina l’esperienza storica che pretende di rappresentare. Ma di questo parleremo nel prossimo articolo.
(Oh, shit, non ho detto niente sugli spettacoli di Buffalo Bill in Europa intorno al 1900, favolosamente popolari – pazienza, un’altra volta)

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