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Tradurre Partigiano Inverno in olandese è stata una meravigliosa avventura. Come una partigiana letteraria sono entrata nell’affascinante e incantevole lingua verriana, ho ricercato e affrontato il significato di tutte le sue espressionistiche e poetiche parole, di tutte le frasi che sono piene di significato e del racconto straordinario.

È stato un grande privilegio poter tradurre questo testo perché, se pensi così profondamente all’interpretazione delle parole e provi a esprimerle nella tua lingua madre, ciò è un ottimo modo per costruire un legame molto intimo con il racconto e coi personaggi. Perchè ho dovuto pensare ore ed ore al significato di ogni parola, di ogni frase, sono andata fino al fondo della storia e ho vissuto con la sua immensa profondità che ha arrichito la mia vita. Può essere paragonato allo studio e all’interpretazione dei capolavori della musica al mio pianoforte.

Prima di tradurre il romanzo, l’avevo già letto varie volte, ma nel processo di ricrearlo in olandese, ne sono stata assorbita completamente per tre anni con una passione inarrestabile. Sentivo la necessità di tradurre questo libro sulla Resistenza e mi appassionava il modo in cui ci rivela come può diventare l’uomo in una situazione estrema come è quella della guerra.

Tradurre il romanzo è stato un difficilissimo processo: c’erano tantissime parole, soprattutto le parole dialettali, che non potevo trovare da nessuna parte nei dizionari, che nessuno sapeva, neanche gli italiani che conosco qui in Olanda, per esempio ‘ghiova a ghiova qualcuno si fermava’. È stato molto divertente inventare nuove parole olandesi per tradurre i neologismi, che non sono altrimenti traducibili.

Da sola non avrei mai potuto affrontare la traduzione: grazie ai tantissimi consigli fantastici dell’ottima tradutrice Linda Pennings, il grande aiuto di mio fratello Jan Lotichius, le spiegazioni dettagliate e pazienti di Verri stesso, delle volte attraverso delle immagini per illustrarne il significato, e il sublime sentimento linguistico del mio amore Paul van der Heijde, sono stata in grado di completarla.

A volte non riuscivo a fare una traduzione letterale, ho dovuto aggiungere parole per chiarire la frase oppure ho usato una metafora che nel testo di partenza non c’era: spero che Verri mi perdoni.

Sono felice che ora Partigiano Inverno sia accessibile al lettore olandese e sia diventato un bellissimo testo letterario, che anche nella mia lingua madre suona molto bello. Arricchirà il mondo letterario olandese, ma sono anche sicura che l’Olanda non sarà la sua unica destinazione: il nostro paese è il suo primo sbarco, poi continuerà il suo viaggio per il mondo per raccontare la sua impressionante storia della Resistenza.