Tristram Shandy Marco PAtrone Verri blog.jpg

(fotografia di Marco Patrone)

Intanto ammetto qualcosa che con gli occhi di oggi mi pare clamoroso: ho letto per la prima volta La vita e le avventure di Tristram Shandy, gentiluomo di Lawrence Sterne a 14 anni, stimolato da un professore di Lettere, parliamo del Liceo Forteguerri di Pistoia, particolarmente coinvolgente, che sviluppava con noi un discorso articolato sull´ironia in letteratura (tra le altre cose: Plauto, Swift). Clamoroso perché con gli occhi di oggi mi chiedo cosa poteva capire un quattordicenne di un testo tanto complesso, multi-strato, dalla lingua forbita e dal periodare ampio, tortuoso.

In effetti da quella prima lettura mi è rimasta un´impressione generale di complessità, talvolta di divertimento, talvolta di oggettiva difficoltà a comprendere, che da sole non giustificherebbero l´idea di un “libro tanto amato”, insomma di un libro della vita.

Ma tutte le volte che penso, non necessariamente a mente fredda (con questo voglio dire: non solo con la razionalità, ma anche di intuito, di istinto) a un libro che ha influenzato le mie letture, orientato i miei gusti e anche il mio modo di scrivere, ecco, mi viene in mente il Tristram Shandy.

La natura digressiva dell´opera, il suo essere “contenitore” di diverse forme (biografia, invettiva, riflessione sulla scrittura), le trovate che oggi chiameremmo post-moderne (la pagina vuota, quella marmorizzata) mi hanno colpito e devono avermi convinto, in una fase malleabile della mia evoluzione di lettore, che il romanzo può essere veramente qualsiasi cosa, un po’ prima di scoprire Joyce, molto prima di cimentarmi con (per dirne uno) Pynchon e in tempi più recenti con ulteriori evoluzioni come l´auto-fiction, il romanzo fatto di frammenti e così via.

In effetti non potevo saperlo, ai tempi, ma Sterne è stato uno dei primi, a giocare con le forme della narrazione, dando le mosse alla creazione del romanzo moderno, e probabilmente potremmo definirlo il padre di quello – appunto – digressivo e sperimentale.

Questo ha una componente teorica, ovviamente, ma per tornare al tema dei libri tanto amati, ne ha una per me anche più importante ed emozionale. Capita infatti, lo dico senza particolare vis polemica, che alcuni lettori, anche di livello, si concentrino molto sul proprio gusto e su una centralità dello stesso, mettendo in discussione tutto quello che esce da quei parametri. Ecco allora che le digressioni potrebbero diventare un fastidioso “partire per la tangente”, le eventuali parentesi o gli incisi “appesantire inutilmente la lettura”, la riflessione e l’analisi talvolta ironica del narratore sulle vicende i famosi “spiegoni” (parola bruttissima, peraltro). Qui naturalmente non si vuole ipotizzare che qualsiasi romanzo digressivo sia valido, esisteranno testi dove con le digressioni effettivamente si parte per la tangente, dove le parentesi sono pleonastiche e dove si spiega troppo invece di mostrare. Ma l´esempio del Tristram Shandy è quello che spesso mi ha permesso di argomentare, qualche volta con successo, che questo tipo di libro, di storia, di modo di raccontarla, hanno una loro piena legittimità e un precedente, un capostipite, secondo me indiscutibile.

Segue dialogo con libraia che aveva letto il mio libro di esordio Come in una ballata di Tom Petty*

– mah devo dire che tutte quelle digressioni non so, non le capisco, mi danno fastidio

– eh mi rendo conto, nei miei gusti personali ci sono alcune preferenze per quel tipo di romanzo

(Un po’ provocatoria) – fammi un esempio

– beh, il Tristram Shandy

– ah. In effetti hai ragione, il romanzo digressivo per eccellenza.

Al di là del giustificare alcuni miei gusti e preferenze, cosa che comunque mi pare sia nello spirito di questa rubrica, voglio affermare che leggere il Tristram Shandy a 14 anni può essere effettivamente una scelta hardcore, mentre credo sia doveroso, in senso lato, leggerlo ai fini della propria formazione di lettore, insieme ad altri capostipiti del romanzo spesso altrettanto aperti e innovatori, (come Il Don Chisciotte, come Gargantua e Pantagruele) non sempre facili, e ci mancherebbe altro, ma che sanno ripagare con un per me indubbio, supremo, quasi infinito, divertimento**.

*Visto che giochiamo con le digressioni, non volevo qui né fare pubblicità al mio romanzetto né in alcun modo accostarlo al capolavoro di Sterne. Si tratta di un esempio di quelle ritrosie o idiosincrasie, secondo me poco giustificate se estremizzate, che argomentavo sopra.

** Visto lo spirito mi scuserete anche il secondo asterisco e la scontata cripto-citazione di un altro romanzo fortemente sperimentale e digressivo.

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