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di Eduardo Savarese

Leggendo Presunzione (Minimum Fax), ho pensato che il primo atto di tracotanza (oltre la presunzione) la stesse compiendo Luca Mercadante nel proporre un romanzo di formazione, ambientato tra il 1993 e il 1994, con un protagonista adolescente che frequenta l’ultimo anno di liceo, si innamora di Matilde, intesse nuove amicizie (Stefano, Roberto), occupa la scuola, contesta i genitori e la terra di provenienza (Villa Literno), e alla fine elabora qualche consapevolezza per il passaggio all’età adulta. Come si vede, roba ordinaria. Con una solida struttura e una lingua efficace, avvolgente. E allora? Lo sguardo di chi scrive è la forza di questo riuscitissimo primo romanzo di Mercadante: lo sguardo tramuta la cronologia tutto sommato piatta di una adolescenza in una realtà complessa, stratificata, plurivalente dove il protagonista, Bruno, diventa, né più né meno, un eroe a metà strada tra Ercole (è necessario usare la forza) e Odisseo (occorre giocare d’astuzia e approntare strategie). La complessità sta, soprattutto, in questo: non arrendersi ai processi di semplificazione che il mondo attua per raccontarsi. E qui vengono in gioco possenti semplificazioni: il casertano e la camorra, l’imprenditore edile che per lavorare fa abusi, lo zio agganciato col mondo politico e malavitoso, l’altro zio che fa il soccorritore degli oppressi nelle Ong e sorride felice al trionfo del multiculturalismo, il preside autoritario, Matilde che fa bene i pompini e così via.

Ma poiché tutte queste semplificazioni entrano a far parte della vita di Bruno, lui ne tocca la finzione e la fatica labirintica di sopportarla e supportarla: tocca la contiguità tra malavita, economia e politica, e la difficoltà di costruire una via di giustizia che non si riduca agli altarini sbiaditi del culto alla Legalità. Tocca la bellezza nascosta di Matilde. L’affetto dello zio camorrista. L’egoismo del paladino delle Ong. E così via, di disvelamento in disvelamento, questo protagonista brusco, cocciuto, vigile presume di poter comprendere la realtà, agire e scegliere. Certo, è presunzione. Quella implicata dal tentativo sincero e faticoso di aprire uno sguardo libero sulla complessità.