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di Mariolina Bertini

Negli anni Quaranta del XIX secolo il successo dei Misteri di Parigi di Eugène Sue fu tale, da segnare l’inizio di un sottogenere letterario: folle compatte di lettori si gettarono, nei decenni successivi, sui Misteri di Londra, sui Misteri di Napoli, sui Misteri di Marsiglia. Agli scenari del romanzo gotico – castelli, rovine, sotterranei – succedevano i quartieri malfamati delle grandi metropoli e il contrasto, sempre suggestivo, tra i palazzi sontuosi di nobili e banchieri e le catapecchie fatiscenti annidate nei vicoli più sinistri e più bui. Leggendo La trasparenza del tempo di Leonardo Padura (trad. di Bruno Arpaia, ed. orig. 2018, Bompiani, Milano 2019) pensavo a come gli sarebbe convenuto un titolo ottocentesco – I misteri dell’Avana – anche se si tratta di un romanzo tutt’altro che ottocentesco, pieno di attenzione per il presente e con una sofisticata struttura temporale che ricorda il capolavoro di Ignacio Paco Taibo II, La bicicletta di Leonardo. Ma è un romanzo davvero carico di misteri, che da Cuba si irradiano in orizzonti sempre più vasti e fascinosi; per poi tornare sempre al punto di partenza, all’Avana di oggi, dove vive, circondato da amici marginali e bizzarri come lui, l’ex-poliziotto sessantenne Mario Conde.

È all’inizio degli anni novanta che il cubano Leonardo Padura Fuentes (che per il pubblico internazionale ha rinunciato al doppio cognome) comincia a raccontare le indagini del suo alter ego Mario Conde, gran bevitore, gran fumatore, grande estimatore della bellezza femminile, irrequieto, melanconico e istintivamente ribelle. Il lettore desideroso di seguire la carriera di Conde dalle origini ha a sua disposizione, sempre pubblicata da Bompiani, una bella raccolta di quattro romanzi, Havana noir, del 2017; chi però volesse cominciare a familiarizzarsi con lui da quest’ultimo romanzo, troverà nelle pagine de La trasparenza del tempo tutti i necessari riferimenti al suo avventuroso passato.

Conde appartiene – come Maigret e come Adamsberg – alla stirpe degli investigatori intuitivi. A differenza dei logici implacabili come Dupin, Holmes e Poirot, gli intuitivi si muovono nel mondo da tardigradi, come in trance, in preda a una sorta di inerzia. Sono soggetti però a brusche e quasi inspiegabili illuminazioni; per vie misteriose, la realtà entra in contatto con gli strati profondi della loro mente e rivela loro segrete connessioni tra i fatti sfuggite ai colleghi più solerti, sistematici e razionali. Il momento della folgorazione e del trionfo, in cui l’apparente abulia dell’investigatore intuitivo si rovescia nel suo contrario, assicura al lettore una prevedibile ma sempre apprezzata soddisfazione.

Gli affetti occupano un posto importantissimo nella vita di Conde. A differenza dei detectives solitari di Chandler e di Hammett, che un poco gli somigliano, l’antieroe di Padura non potrebbe vivere senza l’amata Tamara – donna medico forte e gentile – e senza la solidale comunità dei compagni di bevute con cui scambia di continuo riflessioni e confidenze. Ed è proprio perché è incapace di dire di no a un amico, l’antico compagno di scuola Bobby, che l’ex-poliziotto si trova, all’inizio de La trasparenza del tempo, coinvolto in un caso alquanto atipico. Bobby, perseguitato e umiliato in quanto gay durante il regime castrista, ha poi trovato la sua strada in quel mondo dei trafficanti d’opere d’arte che nell’Avana di oggi conosce grande fortuna. Ora può accogliere Conde in un’elegante palazzina dal giardino alberato, confidargli le sue pene e chiedere il suo aiuto: è stato abbandonato da poco da un giovane amante, che mentre lui era in viaggio d’affari ha preso il volo svuotandogli la casa. Conde non tarda a capire, però, che tra tutti gli oggetti trafugati dal ragazzo, uno solo conta veramente agli occhi di Bobby: una statuetta lignea della “Vergine di Regla”, madonna nera veneratissima a Cuba, che forse è per l’amico soltanto un caro ricordo di famiglia, ma forse ha invece, per altre ragioni, un immenso valore.

Difficile capire se Bobby sia deciso a riavere la statuetta per motivi economici o perché le attribuisce mistici poteri. Quel che di lì a poco però diviene evidente è che quella statuetta non è preziosa soltanto per lui: il giovane amante fuggiasco viene assassinato e Conde intuisce che per il possesso di quella Vergine si sta scatenando in città una lotta senza quartiere che farà probabilmente altri morti.

Ma si tratta davvero di una statuetta della Vergine di Regla? Alcuni dettagli smentiscono le affermazioni di Bobby: la Vergine di Regla, per quanto abbia il volto nero, tiene in braccio un bambino bianco, mentre la Vergine lignea scomparsa – secondo una più antica iconografia – ha tra le braccia un bambino nero. Mentre poco a poco Conde si avvicina alla verità, Padura alterna ai capitoli che narrano l’indagine poliziesca capitoli che risalgono indietro nel tempo: ripercorriamo la vera storia della statuetta rubata, risalendo sino alla venerazione dei Templari per le Madonne nere scolpite in Nord Africa e portate avventurosamente in Europa nel tredicesimo secolo. Tra guerre e stragi, dalla presa di San Giovanni d’Acri ai roghi dei Templari messi a morte da Filippo il Bello, l’enigmatica Vergine nera attraversa i secoli promettendo a chi la venera pace, serenità, protezione; la sua forza è la fede degli uomini che credono in lei. Una fede – spiega a Conde un sacerdote, padre Gonzalo Rinaldi – le cui radici sono più antiche dello stesso cristianesimo: nel culto mariano rivive il culto di Iside, dea madre generatrice di vita dai lineamenti scuri come la nera terra del fertile Egitto.

Non è facile dire se il fascino maggiore di questo romanzo risieda nelle rievocazioni – suggestive e documentate – di epoche lontane, o nell’atmosfera, restituita alla perfezione, dell’Avana di oggi, con gli “aromi appiccicosi” del quartiere cinese e i palazzi art déco in rovina, i parchi incolti e i nuovi modernissimi bar all’americana, i marciapiedi dissestati e i labirintici falansteri in cui trovano rifugio tutti i traffici e i commerci immaginabili. Probabilmente, è l’intarsio tra passato e presente, tra immaginazione e realtà a fare de La trasparenza del tempo una narrazione avvincente e complessa; quasi un nuovo Falcone maltese in cui, ad esser fatta della materia di cui son fatti i sogni, è la Vergine nera intorno a cui ruota tutta la vicenda e che in ultima analisi, anche dopo le dotte spiegazioni di Padre Rinaldi, conserva inesauribile il suo profondo mistero.

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