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Inauguriamo oggi, con questo interessante pezzo  sul volume di Rebecca Rischin, Per la fine del tempo. La storia del Quartetto di Messiaen (Ottotipi, 2018), una nuova rubrica, curata da Roberto Lana, e intitolata Musica e Libri, dedicata ai lavori, ai saggi, ai romanzi, a tutti i tipi di scrittura dedicati alla musica.

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di Roberto Lana

Rebecca Rischin è docente di clarinetto all’Ohio University e musicista con una lunga carriera internazionale.

Dopo un lungo periodo di ricerca, nel 2003 pubblica il saggio For the end of Time. The Story of the Messiaen Quartet che suscita immediatamente grande interesse e stimola un nuovo dibattito sulla composizione di Messiaen.

La versione italiana è stata curata e pubblicata da Ottotipi, con la traduzione di Vincenzo Martorella, docente di storia del jazz presso il conservatorio di Sassari.

È fuor di dubbio che il Quatuor pour la fin du temps sia un’opera iconica e straordinaria sotto innumerevoli aspetti e la sua influenza sulla musica e sulla prassi musicale del XX secolo è certamente superiore alla somma di questi singoli elementi. Il testo di Rebecca Rischin ne ripercorre la genesi, la prima assoluta, avvenuta il 15 gennaio 1942 all’interno dello stalag-VIIIA a Görlitz e l’eredità, attraverso numerosi documenti e conversazioni con i protagonisti.

Il volume, come il quartetto, è diviso in otto capitoli e possiede un ricco apparato iconografico, con fotografie dei musicisti e schemi delle baracche dello stalag.

I capitoli dal primo al terzo descrivono la prigionia di Messiaen e il suo incontro fortuito e benedetto con tre musicisti: un clarinettista (Henry Akoka), un violoncellista (Étienne Pasquier) e un violinista (Jean Le Boulaire). Il quarto è – come nella composizione – un intermezzo ed esamina il contenuto musicale dell’opera. I capitoli successivi ricostruiscono le circostanze della memorabile prima esecuzione assoluta, la liberazione dei tre musicisti e la fortunosa evasione di Akoka. L’ultima sezione, Nell’eternità, riporta le conversazioni tra l’autrice e i musicisti sopravvissuti e altri personaggi vicini a Messiaen.

Uno degli aspetti che Rischin pone subito all’attenzione del lettore è che l’organico del Quatuor è sostanzialmente frutto del caso: se Messiaen non avesse incontrato quei musicisti all’interno dello Stalag, non avrebbe composto quell’opera e sicuramente non per quella formazione.

L’autrice sottolinea anche il fatto che il Quartetto sia stato composto in due momenti differenti: prima di essere internato a Görlitz, Messiaen era di stanza nella roccaforte di Vauban, dove aveva potuto osservare gli uccelli durante i turni di guardia all’alba. Quegli stormi di uccelli furono la prima ispirazione per quello che sarebbe diventato il terzo movimento del quartetto, l’abîme des oiseaux. A Vauban il compositore incontrò Henry Akoka, con il quale strinse amicizia e, stimolato dalla sua presenza, pensò a un brano per clarinetto solo.

Il volume di Rischin rappresenta anche un documento di storia concentrazionaria e racconta con la voce dei protagonisti o di persone a loro vicine, le condizioni di vita all’interno del campo, sottolineando come i Francesi e soprattutto i musicisti fossero soggetti a trattamenti meno severi, forse anche a causa della passione per la musica da parte dei tedeschi.

Messiaen nel 1941 era già un compositore di fama e questo, unitamente alla sua condotta particolarmente quieta e inoffensiva, gli permise di avere ulteriori privilegi, come quello di avere la tranquillità necessaria – insieme a carta da musica, matite e cibo – per scrivere musica.

La tradizione vuole che la prima esecuzione del Quartetto per la fine del tempo sia avvenuta con strumenti di fortuna, in particolare il violoncello, che Messiaen ha sempre dichiarato avere soltanto tre corde. L’autrice riporta invece il racconto di Pasquier che poté scegliere lo strumento, accompagnato da due guardie armate, in un negozio di Görlitz, pagandolo con sessantacinque marchi raccolti dai prigionieri. 

La religiosità di Messiaen è argomento noto e la lettura delle Sacre Scritture è parte fondamentale nella stesura del quartetto, come di numerose altre sue opere. Rebecca Rischin sottolinea la predilezione dell’autore per il libro dell’Apocalisse e in particolare per le parole dell’angelo “non ci sarà più tempo”. Tempo è infatti la parola chiave di tutta la composizione che non avrebbe alcun riferimento alla prigionia nello stalag. Messiaen descrive il quartetto come uno dei suoi primi lavori importanti dal punto di vista ritmico e le maggiori difficoltà che incontrarono i musicisti riguardavano proprio la corretta gestione dei tempi estremamente dilatati, quasi ad annullare l’idea stessa di tempo.

Nel quinto capitolo si racconta la prima assoluta del Quartetto avvenuta nella baracca 27, che veniva utilizzata come il teatro del campo. I racconti dei protagonisti sono talvolta alterati dall’azione del tempo o dal desiderio di stupire, ma sono tutti accomunati dal ricordo di un pubblico assolutamente silenzioso e concentrato, consapevole di assistere a un evento straordinario a una musica di difficile comprensione, ma che, proprio per questo, richiedeva il massimo rispetto da parte loro. 

L’ultima parte del testo di Rischin racconta gli avvenimenti dopo la prima del Quartetto. Messiaen venne liberato perché le autorità credevano che fosse un soldat musicien e ottenne la cattedra di armonia al conservatorio di Parigi nel maggio del 1941 a causa delle politiche antisemite del regime di Vichy.

L’ottavo e ultimo capitolo celebra l’eredità del Quartetto e le vite dei suoi protagonisti una volta scampati ai campi. In particolare è interessante ricordare il cambio radicale della vita di Le Boulaire, che scelse un nuovo nome (Lanier) e abbandonò il violino diventando in modo del tutto fortuito un attore teatrale.

Frutto di uno straordinario lavoro di ricerca di Rebecca Rischin, il libro dedicato al Quartetto per la fine del Tempo è un racconto appassionante, che svela aneddoti della vita e dell’opera di Messiaen che ci permettono di godere della sua musica in modo più profondo e consapevole, immaginando di condividere lo stupore e le emozioni dei primi ascoltatori.

Il Quartetto, la storia della sua creazione e della sua prima esecuzione è costellata di eventi fortuiti e quasi miracolosi. Il loro racconto è talmente appassionante che da questo libro è stata tratta una sceneggiatura per il grande schermo.

Il 15 gennaio 1941 la Musica è riuscita a superare il Tempo, liberandosi dal ritmo e permettendo ai prigionieri e ai musicisti di fuggire dagli orrori del loro tempo e di entrare a far parte dell’eternità.

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