Carlo Boccadoro analfabeti sonori lana verri blog

di Roberto Lana

“La forma musicale che oggi va per la maggiore è la suoneria del telefono”

Pat Metheny

Qualche tempo fa ho avuto il piacere di assistere alla prima assoluta del concerto per percussioni e orchestra di Carlo Boccadoro, scritto per il mirabile Simone Rubino e mi è tornato in mente un piccolo volume uscito l’estate scorsa per Einaudi, Analfabeti sonori, in cui l’autore e compositore riflette sul rapporto tra la musica e la contemporaneità in tutte le declinazioni che questo termine può assumere. Ovviamente il mondo di internet e la rivoluzione che ha portato nell’ascolto, nel consumo e nella produzione della musica occupa una gran parte del saggio. 

Boccadoro riflette sulla (limitata) presenza della musica classica nei mezzi di comunicazione, con argomentazioni puntuali e acute e con una straordinaria abilità nel tradurre in un linguaggio accessibile a tutti, una competenza musicale fuori dal comune. 

Nelle prime pagine Boccadoro pone a confronto la reazione del mondo della stampa alla notizia della morte di Boulez e, cinque giorni dopo, a quella di David Bowie. Ogni parola è superflua: entrambi straordinari artisti, eppure la morte del primo ha meritato solo una striscia a fondo schermo durante il notiziario delle 12, il secondo una settimana di lutto collettivo!

Boccadoro riporta e confuta una serie di affermazioni – che definisce leggende – riguardanti la musica colta e la composizione. Mi soffermo su questa:

La musica deve consolare, offrire rifugio nella piacevolezza […] ecco perché è meglio proporre musiche conosciute invece che opere nuove.

Proprio l’ascolto della prima de L’elettricità dei sogni, il suo concerto per percussioni e orchestra, mi ha riportato alla mente questa frase e la reazione del pubblico è stata la miglior risposta. Un lunghissimo applauso.

Le scelte dei direttori artistici, dei programmatori radiofonici e televisivi tendono alla semplificazione, ma dietro a tali atteggiamenti di populismo musicale si cela in realtà solo il disprezzo per il pubblico.

Il fenomeno internet è stato una rivoluzione in tutti i campi della nostra vita, anche e soprattutto nel modo in cui ascoltiamo, consumiamo la musica. Le piattaforme digitali come Itunes, Spotify ecc. permettono ascolti in anteprima dei brani e in questi 30 secondi o poco più si gioca la possibilità di acquisto; ne consegue che la pratica stessa della composizione cambia in funzione della modalità di ascolto. Non solo, Gino Castaldo ha notato che la durata media dei brani si è ridotta drasticamente rispetto agli anni passati: anche per la musica siamo diventati dei consumatori distratti e bulimici: l’ascoltatore di oggi rischia di non ritrovarsi più in un modello di ascolto più impegnativo e di sentirsi facilmente annoiato e distratto.

Boccadoro porta a riflettere il lettore anche sul falso mito della musica colta nei teatri come un’offerta elitaria, fatta per un pubblico ricco e anziano. Quanto di più falso. 

Sia chiaro, è vero che talvolta i prezzi delle produzioni concertistiche o operistiche sono decisamente importanti, ma la quantità di professionisti che lavorano a tali spettacoli è immensa ed è importante riconoscere a tutti la giusta ricompensa. Il punto è un altro: i giovani sembrano non scandalizzarsi per prezzi ben più alti per i concerti delle popstar e non certo su una poltrona di velluto, ma in piedi, in uno stadio (quando va bene).

La sagacia un po’ sorniona di Boccadoro occupa le cento pagine di questo pregevole saggio invitandoci a una lettura piacevole e finalmente utile.

Dovremo quindi arrenderci a una classica for dummies, a una classical-fast food? Questa e tante altre domande ci pone Boccadoro. Le sue illuminanti risposte sono tutte in Analfabeti sonori.

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