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Tropico del cancro di Henry Miller è il libro che ho più amato quando avevo vent’anni. Ed è anche il libro che mi ha cambiato la vita. Mi ha fatto desiderare di andarmene da Bologna, la città in cui sono nato e cresciuto, per vivere lontano, con pochi soldi in tasca e una sola aspirazione: scrivere. I sogni romantici che si possono fare a vent’anni. Per l’americano Miller, quel sogno significò andare a Parigi, sebbene per la verità ci sbarcò quando era ben più che ventenne. E a Parigi, sulle tracce sue e del suo romanzo, ci sbarcai anch’io, subito dopo avere letto il libro: in autostop dall’Italia, dormendo in sacco a pelo sotto la Torre Eiffel. Poi però, qualche anno dopo, feci il percorso inverso, varcando l’Atlantico fino a New York, dove era cresciuto Miller. Da New York attraversai l’America in Greyhound, i bus con il levriero sulle fiancate, per arrivare a Los Angeles, dove cercai di incontrare il mio eroe: non avevo l’indirizzo, riuscii lo stesso a localizzare casa sua, ma i vicini mi dissuasero, era troppo vecchio e malato per ricevere ospiti. Henry Miller morì, infatti, l’anno seguente. A Los Angeles di scrittori che amavo ne incontrai tuttavia un altro, Charles Bukowski: e compresi, dopo un pomeriggio passato a bere birra con lui nella sua casetta davanti al porto, che la sbronza per gli Usa non mi sarebbe passata tanto presto. Dodici mesi più tardi, nell’estate del 1980, infatti tornai a New York. Stavo per compiere 24 anni e da allora in un certo senso non sono più tornato indietro: ho sempre vissuto all’estero. E da allora ho sempre scritto, realizzando il mio sogno di ragazzo: per 40 anni come giornalista in giro per il mondo, strada facendo scrivendo pure un po’ di libri. Tutto è cominciato da Tropico del cancro, dalle avventure di un gruppo di pazzi espatriati senza quattrini, nei bassifondi di Parigi.

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Enrico Franceschini è scrittore e giornalista. Ha ricoperto il ruolo di corrispondente per il quotidiano “la Repubblica”, nelle sedi di Londra, New York, Washington, Mosca e Gerusalemme. La sua opera Vivere per scrivere è stata finalista al Premio Estense nel 2018. Tra i suoi libri: Londra Babilonia (Laterza, 2011), Vinca il peggiore. La più bella partita di basket della mia vita (66th and 2nd, 2017), L’ uomo della Città Vecchia (Feltrinelli, 2017), Vivere per scrivere. 40 romanzieri si raccontano (Laterza, 2018), Bassa marea (Rizzoli, 2019), A Londra con Sherlock Holmes (Giulio Perrone Editore, 2020).