Parini Leopardi verri blog
Renato Guttuso
Ritratto di Antonino Santangelo, 1942

Oggi presentiamo il ventitreesimo testo del progetto di riscrittura delle Operette morali di Giacomo Leopardi. L’ultimo intelligente palinsesto sul Parini o della gloria, firmato da Alba Coppola, italianista specializzata in Letteratura del Rinascimento. (Poiché il testo dell’Operetta è molto lungo verrà suddiviso in diverse puntate)

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CAPITOLO SESTO

“Queste sono in parte le difficoltà che ti ostacoleranno nell’acquistare gloria presso gli studiosi e anche presso gli scrittori e gli intellettuali eccellenti. E quanto a coloro che, pure abbastanza istruiti di quanto oggi, si può dire, è parte necessaria della civiltà, non fanno professione di studi né scrivono, ma leggono solo per passatempo, sai bene che non sono adatti a godere granché della bontà dei libri: anche perché costoro nel leggere cercano solo un piacere momentaneo, ma il presente è piccolo e insipido per tutti. Perciò tutte le cose più dolci, e come dice Omero,
Venere, il sonno, il canto e le parole
presto e necessariamente annoiano, se con l’occupazione presente non c’è la speranza di qualche piacere o comodo futuro che ne dipenda. Perché l’umanità non sa provare un godimento rilevante che non consista soprattutto nella speranza, la cui forza è tale che moltissime occupazioni prive di piacere, anche noiose o faticose, se unite alla speranza di ottenerne qualcosa, risultano gratissime e lietissime, per quanto lunghe siano. Al contrario, le cose che si reputano piacevoli in sé, disgiunte dalla speranza, quasi diventano subito fastidiose. Così, vediamo che gli studiosi sono insaziabili di lettura, pure se aridissima, e provano un piacere continuo nei loro studi, che durano gran parte del giorno, in quanto, nell’una e negli altri, pongono uno scopo e una speranza di progresso e di vantaggio; e anche se a volte leggono quasi per ozio e per passatempo, non smettono di proporsi, oltre al piacere del momento, qualche utilità più o meno definita. Invece gli altri, non vedendo nella lettura ad alcun fine che la lettura stessa, fin dalle prime pagine dei libri più piacevoli e più soavi, dopo un vuoto piacere, si saziano e vagano nauseati di libro in libro, e infine i più di loro stupiscono che si possa ricevere da un lungo impegno un lungo piacere. E anche da questo puoi apprendere che ogni arte, industria e fatica di chi scrive è perduta quasi del tutto per costoro, che sono poi il tipo di lettore più frequente. E anche gli studiosi, mutate con gli anni, come spesso avviene, la materia e la qualità dei loro studi, a stento sopportano leggere opere che in altro tempo gradirono o avrebbero potuto gradire moltissimo; e, sebbene abbiano ancora l’intelligenza e la perizia necessaria a riconoscerne il valore, non sentono in esse che noia, perché non se ne aspettano utilità.”

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