Progetto di riscrittura dei Risvolti dei «Gettoni» Einaudi

qui i particolari

Gettone n. 11 (1952-2020)

Beppe Fenoglio, I ventitré giorni della città di Alba

«Originale»:

Con Beppe Fenoglio la nostra collana presenta un nome del tutto nuovo alla letteratura. Fenoglio è nato nel ’22 ad Alba, dove è vissuto fino a quando è andato soldato, e dove vive ancor oggi, procuratore d’una ditta vinicola. Fuori d’ogni descrittiva regionalistica, Fenoglio della sua provincia sa cogliere più ancora che un paesaggio naturale, un paesaggio morale, il piglio in cui si articolano i rapporti umani, un gusto «barbarico» che persiste come gusto di vita non solo nel costume del retroterra piemontese. Ed è questo sapore «barbaro» a caratterizzare i racconti che ora presentiamo, rievocanti episodi partigiani o l’inquietudine dei giovani nel dopoguerra. Sono racconti pieni di fatti, con una evidenza cinematografica, con una penetrazione psicologica tutta oggettiva e rivelano un temperamento di narratore crudo ma senza ostentazione, senza compiacenze di stile ma asciutto ed esatto.

Elio Vittorini

«Riscrittura»:

Con Beppe Fenoglio la nostra collana torna a un nome ormai classico della letteratura. Fenoglio è nato ad Alba quasi un secolo fa, città che ha lasciato quasi solo per morire, così da avere più tempo per scrivere. I racconti sulla sua terra, a cui si mise a lavorare anche per esser pubblicato da Einaudi, che lo aveva ben recensito con Calvino ma non si era affrettata a pubblicarlo, son diventati ormai un paesaggio storico, oltreché morale, e quel suo gusto un tempo forse «barbarico» si presenta oggi come la fonte di un pluridecennale rinnovamento della nostra lingua, cui la letteratura «alta» arriva forse buona ultima, dopo TV, De Mauro e Gianni Rodari. A fronte di certe prove odierne magari buone ma tutte rivolte a un «realismo» statunitense anziché fenogliano, i fatti di cui questi racconti sono pieni, il loro «montaggio delle attrazioni», la loro penetrazione psicologica sono tutt’altro che crudi, e certo ancora affatto privi di ostentazione e pieni di quell’esattezza che è ora forse ormai una nostalgia.

Daniele Petruccioli

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