Gettone n. 10 – 1952-2020

Giovanni Arpino: Sei stato felice, Giovanni

«Originale»:

Ventiquattrenne appena (è nato nel 1927) Giovanni Arpino ci dà un romanzo per suo primo libro. Il ritmo rapidissimo degli anni in cui s’è trovato a vivere la sua giovinezza e qualche libro che a quel ritmo s’intonava (Hemingway, per esempio) l’hanno allenato ad essere disinvolto. Ed è questa disinvoltura che gli permette di trattare in modo unitario una materia composita, ora d’origine semplicemente visiva e ora veramente sofferta, ora pittoresca, occasionale, avventurosa, e ora invece di portata drammatica.

Nato a Pola, legato a Napoli per parte di padre e al Piemonte per parte di madre (è cresciuto e vive a Bra), egli ambienta la sua narrazione in una Genova sbrindellata dove il «figliol prodigo» del dopoguerra è solo con i propri simili e affini, tutti usciti dal caos, tutti tagliati fuori da ogni forma di storia, eppure non privi di personalità e di concretezza. Arpino sembra non aver radici in altro che nella propria generazione, ed è in essa che cerca cosa vale l’uomo.

Elio Vittorini

«Riscrittura»:

Scritto a soli ventitré anni e rinnegato per il resto della vita, Sei stato felice, Giovanni segna il folgorante esordio di Giovanni Arpino (classe 1927). Redatto in poche settimane in un ostello scuro, inospitale, e accettato con entusiasmo da Vittorini che lo pubblica senza spostare nemmeno una parola, questo romanzo ha in sé il germe del potenziale narrativo di Arpino. Una scrittura disinvolta, dal ritmo frenetico, priva di cali di tensione, capace di racchiudere in un’unica soluzione letteraria la dinamicità dell’Italia del dopoguerra e l’influenza delle letture che segnarono l’immaginario del giovane scrittore (Faulkner, Pavese ed Hemingway, su tutti).

Nato a Pola, all’epoca ancora italiana, legato a Napoli per parte di padre e al Piemonte per parte di madre, lo scrittore ambienta la sua storia in una Genova sbrindellata, totalmente afflitta dal dopoguerra e abitata da osti, marinai, prostitute, piccoli ladruncoli, operai affamati: tutti interpreti di un disperato quadro sociale, dove gli esclusi dalla storia sembrano riuscire a dare un senso alle loro giornate soltanto trovando un amico con cui condividere una bottiglia o un pacchetto di sigarette.

Col suo primo romanzo Arpino realizza uno spietato ritratto della propria generazione, e mettendola a nudo ne evidenzia le qualità umane.

Antonio Esposito