Gettone n. 43 – 1955-2020

Jorge Luis Borges, La biblioteca di Babele (1955-2020)

«Originale»:

La dotta ricerca di un paese inesistente, un letterato che, ai nostri giorni, reinventa e riscrive tale e quale il Don Chisciotte, una biblioteca che contiene tutte le possibili combinazioni dell’alfabeto, questi alcuni temi di Jorge Luis Borges, eccezionale «caso» letterario e scrittore tra i maggiori d’oggi.

Ispano-anglo-portoghese d’origine, educato in Svizzera, Borges vive da molti anni a Buenos Aires, dove nacque nel 1899. Di rado tante componenti di stato civile e culturale sono poi risultate così decifrabili nell’opera di un artista quanto sulla pagina di Borges, «cosmopolita» dichiarato, alchimista delle più remote e disparate esperienze letterarie. Non c’è, in questi racconti, ombra di abbandono; ma proprio il loro calcolatissimo percorso, invece di scostare il lettore, lo impegna continuamente, esige la sua complicità ad ogni parola, ad ogni svolta quasi, della punteggiatura. Il titolo originale della raccolta è Ficciones (Finzioni) ma la definizione di racconti fantastici, se pure è l’unica possibile di un’opera tanto ramificata ed elusiva, non esaurisce tutti gli elementi, la fumistica mescolanza dei simboli, degli occulti richiami, il gioco di prestigio delle allusioni, il dosaggio di ironico e patetico, di astratto e di umano, di attuale e di erudito, che si trovano a confluire in questa Biblioteca di Babele.

Elio Vittorini

«Riscrittura»:

Un paese mai esistito scoperto dalle pagine apocrife di un’enciclopedia; una biblioteca illimitata e periodica, rappresentazione kafkiana di un labirinto indefinito; un giardino, i cui sentieri si diramano, diventa lo spazio allegorico di un indovinello; e ancora un uomo, Funes, che possiede la memoria di tutti gli uomini. Finzioni («Ficciones»), titolo originale che accomuna questi e altri racconti di Jorge Luis Borges, è un’opera iperletteraria fatta di contraffazioni, sentieri, reinvenzioni che, ponendosi a esponente della nuova letteratura fantastica, mescola gli elementi alchemici dell’immaginario e del sogno, caratterizzandosi come palinsesto, poetica della riscrittura, libro magico in cui ritrovare tutti i libri. Jorge Luis Borges – genio visionario della letteratura, argentino con origini anglo-ispaniche, educato al Collège Calvin a Ginevra e viaggiatore del mondo – è stato il precursore di un genere propriamente moderno, la saggistica narrativa, espressione di una meta letteratura allora in anticipo sui tempi. Scrivere, ci suggerisce la raccolta, preserva il mistero della creazione; per questo, la lezione del Pierre Menard, autore del Don Chisciotte è che l’ambiguità è ricchezza, e il segnale più elevato e tangibile di questa lezione si coglie nel racconto Esame dell’opera di Herbert Quain: «fra le diverse felicità che può offrire la letteratura, la più alta è l’invenzione», ovverosia la fiction. Nel tempo dilatato della parola, inseguendo un sogno nel sogno, si scoprono personaggi usciti da una sconfinata Babele di cui il nostro indiscusso custode conserva le chiavi magiche perché il lettore possa accedervi. Se è vero che, per delineare le peculiarità inconfondibili di uno scrittore, si ricorre per consuetudine all’aggettivo attinto dal nome, allora con il termine borgesiano riscopriamo un paradigma letterario, l’arte combinatoria delle lettere dell’alfabeto, un’esemplarità colta e raffinata rappresentata da Finzioni, che fece conoscere Borges in Italia nel 1955 nella traduzione di Franco Lucentini, in seguito riproposta nella versione di Antonio Melis del 2003.

Davide Zizza

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