Gettone n. 2 – 1951-2021

Lalla Romano, Le metamorfosi (1951-2021)

«Originale»:

Lalla Romano scrive da quando era bambina: e pubblica, su riviste, su giornali, da quando era una giovinetta. Un suo libro di versi, Fiore, è del ’41. Una sua traduzione da Flaubert è tra le più accurate che si siano avute in Italia. È una donna colta, un’umanista, e ama lavorare di fino con le parole, come con una materia nobile. Ma la sapienza di orefice acquistata scrivendo versi l’ha infine portata a disporre dei propri «sogni» nel modo in cui si dispone della realtà obbiettiva. «Sogni» chiama lei stessa le storie di questo suo libro: il primo che abbia scritto in prosa. E sono in effetti visioni liriche che ha ricomposto secondo le leggi della vita organica fornendole perciò d’un significato non puramente personale: cosa nuova nella letteratura d’ispirazione squisita anche oltre i limiti dell’italiana.

(senza autore, ma Elio Vittorini)

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«Riscrittura»:

Lalla Romano ha continuato a scrivere fino agli ultimi anni della sua vita: di se stessa, delle persone che le stavano attorno, degli eventi grandi e più spesso minuti che la coinvolgevano – ed è stata tra le più credibili voci che hanno raccontato l’io, e ragionato sull’io, edificando libro dopo libro un monumento, chissà quanto veritiero, ma certo sincero, alla propria vita. Ma qui, nelle pagine terse di questo suo primo libro di prosa, non è arrivata ancora a rievocare le sue giornate di donna, di madre, di nonna. Si reputa prima di tutto poetessa, coltiva la pittura, solo da poco ha scoperto la narrativa: e alle vicende reali preferisce ancora il sogno, poco importa se trascritto fedelmente o adattato – al punto di farne un genere letterario, orgogliosamente fuori dalle mode di quegli anni. I sogni più profondi e antichi – lo sapevano bene i Greci – sono quelli fondati sulla metamorfosi: sullo scoprirsi o sul diventare qualcosa di diverso, sull’imprevedibile trascolorare da una condizione stabile a una instabile. Non fa così chi scrive, a ben pensarci? Non mette a prova se stesso scivolando dentro esseri lontani, estranei, incongrui, dicendo “io” anche quando sembrerebbe impossibile, assurdo o scandaloso? Be’, forse no, non sempre. Ma Lalla Romano lo fa con studiata schiettezza: così, in ogni pagina torna a raccontarci la composta naturalezza del meraviglioso.

Claudio Morandini