Gettone n. 18 – 1953-2021

Anna Maria Ortese, Il mare non bagna Napoli (1953-2021)

«Originale»:

Un giorno apparve sul «Mondo», due anni or sono, uno scritto su Napoli che fece impressione a molti. Io allora mi misi in testa che chi ne era l’autrice poteva darci un libro napoletano che mordesse più a fondo anche dell’impeto dei migliori lirici meridionali: Napoli rappresenta qualcosa di comune a tutti gli uomini: un lacero sfarzo ch’è nelle possibilità di tutti, una scarmigliata dignità ch’è un aspetto della natura umana e una cadenza della sua storia. Questo l’Anna Maria Ortese rendeva evidente nel suo primo scritto; questo ha continuato a rendere evidente nei successivi quattro scritti del libro che pubblichiamo. Grazie al quale, malgrado il verismo un po’ facile di alcune sue pagine, si può dire che Napoli ha finito per raggiungere la stessa intensità d’immagine che Firenze ha raggiunta da tempo con Palazzeschi e Pratolini.

Anna Maria Ortese non è nuova alla letteratura. Nata a Roma, vissuta lungamente a Napoli, ebbe una notorietà di fanciulla prodigio, poco prima dell’ultima guerra, per un libro che Bontempelli chiamò, lanciandolo, Angelici dolori. Sulla strada che si aprì con quel libro essa ha vagato per dieci anni come una sonnambula. È stata una zingara assorta in un sogno. Ma ora che si è svegliata, e si è fermata, è Napoli di tutta la sua vita ch’essa si vede intorno, presenza e memoria insieme, e riflessione, pietà, trasporto, sdegno.

Elio Vittorini

«Riscrittura»:

Un giorno, nel panorama della letteratura italiana, apparve Anna Maria Ortese: apparve, perché ogni suo scritto sarebbe stato, da quel momento in poi, apparizione, visione, sogno.

Aveva già pubblicato due raccolte di racconti grazie all’aiuto di Massimo Bontempelli, Angelici dolori nel 1937 e L’infanta sepolta nel 1950, intrise di molti suoi temi: Napoli, la segregazione femminile, una sottile, azzurra infelicità e lo stupore per ogni trasfigurazione e creatura.

Quando nel 1953, questa volta sotto l’egida di Elio Vittorini, fu la volta de Il mare non bagna Napoli si gridò allo scandalo: che aveva da dire una donna sugli scrittori del Sud e sulla città da cui era stata adottata? I racconti, fulminanti, che compongono il libro dovevano suscitare scandalo ed ebbero anche qualche effetto concreto: la chiusura dei Granili, dormitorio e lager della periferia napoletana, e l’espulsione da Napoli di Ortese, colpevole nel racconto-reportage Il silenzio della ragione di aver ritratto impietosamente gli scrittori napoletani all’ombra del dopoguerra.

Oggi Il mare non bagna Napoli si staglia come snodo della nostra letteratura: includendo la vocazione anche giornalistica di Ortese, prosegue il lavoro di denuncia de Il ventre di Napoli di Matilde Serao e anticipa (e supera) esiti recenti come Gomorra.

Così, questo libro che contiene i romanzi maturi di Ortese che verranno, continua a camminare su una linea d’ombra conradiana, mostrandoci che, a guardar bene, il mondo non è sempre come appare, nasconde e suggerisce verità e bellezza mentre il dolore è lancinante anche in pieno sole.

Antonella Cilento

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