di Carlo. A. Palazzi

Denver (Colorado) è ormai una grande città. Di oltre settecentomila abitanti. Piazzata a 1600 metri circa di altitudine, in mezzo alle Rocky Mountains. Sulla cartina la trovi al centro degli States, un po’ spostata a sinistra. Comunque, in quel vasto ambito che viene definito West. Per il 50%, i suoi abitanti sono bianchi, per il 30%, latini-ispanici (di origine messicana, più che altro); per il 10%, afro-americani, per l’1.5%, nativi americani e, per la rimanente quota, costituiti da un mix di gente originaria di ogni parte del globo terracqueo.

È anche in rapido incremento demografico, Denver. E, perciò, un termine che sicuramente la caratterizza, e che, più volte, riaffiora, in questi 11 racconti (Sabrina & Corina,11 Racconti di Kali Fajardo-Anstine, traduzione di Federica Gavioli, Racconti Edizioni 2021, pagg. 259, euro 18. Titolo Originale Sabrina & Corina, Prima edizione USA del 2019) , è quello di gentrificazione: Trasformazione di un quartiere popolare in zona abitativa di pregio, con conseguente cambiamento della composizione sociale e dei prezzi delle abitazioni.

Ed in questa città del West, al centro delle vicende raccontateci dalla Fajardo-Anstine troviamo esclusivamente donne. E tutte appartenenti a quel 30% di ispanici. Seppure, parte di esse abbia coscienza di più o meno antiche mescolanze del loro sangue con quello dei nativi.

Le più giovani sono inquiete, insoddisfatte. Avendo preso coscienza della loro assoluta marginalità nel contesto in cui si trovano a vivere. Le vediamo agitarsi tra occupazioni saltuarie e mal retribuite, sregolatezze e bevute. Rifuggendo sovente il ruolo di madre. E, lasciando, perciò, i mariti ad occuparsi dei figli. Uomini anch’essi ispanici, dimessi e senza prospettive. Oppure le loro madri. Per poi accompagnarsi a qualche anglo nella illusoria ricerca di un progresso sociale. Quelle nubili, qualche anglo riescono pure a sposarlo. Magari un cinquantenne benestante colpito dalla loro avvenenza. Perché, in effetti, non hanno molto altro su cui poter puntare: “…sei una bella ragazza. Puoi farti aiutare da qualcuno, se lo vuoi. Capisci cosa intendo?” Giacché la modestia delle famiglie di origine non ha, infatti, consentito a queste donne, di conseguire una qualche istruzione o un minimo di cultura da poter spendere convenientemente nel mondo del lavoro: “Sono entrata in un negozio di tè… e ho consegnato il mio curriculum. «Ha esperienza con i tè?» … «Oh, sì» ho detto «Le so intingere le cazzo di bustine da tè». Mi ha fissato e si è schiarita la voce. «Non cerchiamo personale».”

Le uniche figure forti che incontriamo, i soli punti di riferimento su cui le successive generazioni possano, in qualche modo, contare sono le madri di queste giovani. Le nonne dei loro figli. Arrivate, dopo una a vita di sacrifici, a possedere semplici dimore in zone un tempo periferiche, ma oggi rivalutatesi grazie al processo di gentrificazione ed un minimo di stabilità economica. La cui energia si fonda sul rispetto di quelle tradizioni sociali e religiose che appaiono sempre più desuete e in via di sfaldamento, sotto i colpi della modernità. Le sole che ancora conoscano, ad esempio, le vecchie storie degli avi e i loro antichi rimedi a base di erbe.

Tuttavia, questi racconti della Fajardo-Anstine non si esauriscono nella seppure precisa rappresentazione di tale intricata realtà sociale. Sono anche, nella loro totalità, storie che ti catturano con trame mai banali ed epiloghi spesso inattesi. Con personaggi ben delineati (nei loro dubbi, e sogni, e sofferenze) ed altrettanto accuratamente contestualizzati. Con la descrizione puntuale, talora anche squisitamente poetica, dei luoghi – a testimonianza dell’amore nutrito dall’Autrice per la propria città natale e la natura che la circonda: “Il cielo dietro al cartello era immenso, un grigio untuoso dove gli uccelli volavano come punte di frecce.” Con la sua ricca ed avvolgente prosa che ha davvero il passo di quella dei grandi narratori e rappresenta uno dei migliori punti di arrivo della letteratura americana in cui mi sia capitato di imbattermi negli ultimi anni. Tra l’altro, adatto a numerose tipologie di lettori.

Non stupisce, perciò, minimamente, il gran numero di riconoscimenti ottenuti, in patria, da questa spettacolare opera prima di una Fajardo-Anstine che esordisce già al top.

Il mio grazie più sincero a Racconti Edizioni ed alla traduttrice Federica Gavioli per averci consentito di gustarcele, queste storie. E nel consueto formato tascabile che io così tanto apprezzo.