di Ippolita Luzzo

“Nella primavera del 1951 Mario La Cava ha 44 anni e Leonardo Sciascia ha compiuto 30 anni. L’inizio di una corrispondenza durante la quale Sciascia scrive: “Le cose di La Cava costituivano per me esempio e modello del come scrivere: della semplicità, essenzialità e rapidità a cui aspiravo”. Il libro delle 362 lettere che Mario La Cava e Leonardo Sciascia si scrissero dal ‘51 all’‘88, anno della morte di La Cava, si deve alla cura con cui i due interlocutori seppero conservare il loro dialogo, ed all’intelligenza degli eredi che hanno acconsentito che si potesse pubblicare la raccolta in un libro.

I curatori del libro, Milly Curcio e Luigi Tassoni, hanno scelto il titolo, spiegando che “il centro del mondo è il cuore dell’invenzione creativa di uno scrittore, il luogo da cui parte e a cui ritorna comunque costantemente, quel nocciolo che non smette di far ribollire il suo relazionarsi al mondo e, insieme, l’invenzione del proprio mondo, e la chiave o prospettiva da cui si guardano le cose da fuori”.

Le lettere iniziano con la prima edizione del libretto I Caratteri di Mario La Cava, pubblicato nel 1939, e che ha visto la seconda edizione nel 1953. Sono ministorie brevi e rapide, paradossali a volte, e c’è nella lettera di La Cava a Sciascia la gioia di aver trovato in Sciascia un lettore e un amico. Nello scambio delle lettere la lettura diventa essenziale, lo scambio di manoscritti, e insieme la difficoltà di sentirsi isolati. La Cava a Bovalino trova in Sciascia un amico, prima che uno scrittore.

Ad unire i due scrittori la loro esperienza nella rivista “Galleria” fondata nel 1949 da Sciascia e diretta da Sciascia fino al ’59.

La Cava parteciperà con recensioni di Vittorini, Pirandello, Thomas Mann, e altri, e ci sarà testimonianza nelle lettere degli scambi fruttuosi e della stima vicendevole con cui accompagnano uno il lavoro dell’altro.

Intanto Sciascia nel 1961 diventerà un autore di grande successo di pubblico e di critica con Il giorno della civetta e La Cava nel 1958 pubblicherà con Einaudi Le memorie del vecchio maresciallo con presentazione di Vittorini, in quarta di copertina.

Mi fermo su La Cava in questo mio risvolto di copertina, su un autore rimasto in Calabria, a Bovalino, e della Calabria ha colto la strettoia con I racconti di Bovalino pubblicato postumo da Rubbettino.

Quello che trovo di grande attualità nelle lettere è il grande lavorio, le attese, i dubbi, l’interrogarsi, sia sul lavoro proprio che su quello degli altri, il voler trovare quella relazione con il mondo letterario, un mondo a parte, e da quel mondo sentirsi parte e nello stesso tempo sentirsi messo da parte. Mario La Cava ad un certo punto in una lettera simpaticissima si meraviglia con Sciascia, raccontandogli che una scrittrice di romanzi si sia rivolto a lui per essere raccomandata affinché Sciascia legga il suo manoscritto .“Curioso che nel mondo ci sono persone che si rivolgono proprio a me per le raccomandazioni!” A pagina 267. E questa sua meraviglia ci fa capire quanto lo scrittore sia lontano dalle raccomandazioni e quanto sia lontano dal pensare di far parte di quel mondo. Nell’onestà vera che sancisce il rapporto dei due scrittori noi tutti ancora possiamo leggere Lettere al Centro del mondo con la certezza di Sciascia: “Non Dio ha creato il mondo, ma sono i libri che lo creano”