Dane Kirby aveva una famiglia e degli amici, poi la moglie Gwen e la figlia Joy, di soli cinque anni, muoiono in un incidente per il quale egli stesso si dà tutta la colpa; così ora non gli è rimasto quasi niente se non una nuova storia d’amore che funziona male e un solo amico, Ned, che è nei guai fino al collo e le loro facce invecchiate recano i segni di una tristezza che entrambi si portano addosso come una seconda pelle. Hard Cash Valley è il terzo romanzo di Brian Panowich (trad. di Matteo Camporesi, NN editore, pp. 382, € 18), la terza storia di uomini duri e di violenza scatenata all’ombra di Bull Mountain nella boscosa Georgia. Ma in questo nuovo libro al cardiopalma a dominare la scena non è più la famiglia Burroughs con le sue piantagioni di marijuana e i suoi traffici di metanfetamine, e neppure sopravvive il sogno di un uomo convinto di poter raddrizzare il mondo: Dane Kirby sembra infatti malinconicamente cauto, stancamente rassegnato ad accontentarsi di una “versione guasta” di se stesso, a trascorrere gli ultimi anni con una malattia che lo sta divorando e con il fantasma della moglie che di tanto in tanto viene a dirgli come prendere le cose della vita e della cui immagine egli si continua a inebriare. Invece, piano piano, il casino immenso in cui è coinvolto, le indagini attorno alla morte di Arnie Blackwell, la collaborazione con l’FBI e con la splendida e acidissima agente Roselita Velasquez, quel grande combattimento di “polli del cazzo” attorno al quale ruotano un sacco di soldi (e una girandoli di omicidi), e per finire la scomparsa di William, il fratellino di Arnie, affetto dalla sindrome di Asperger, tracceranno un percorso a ostacoli che, se da una parte condurrà Dane a verificare ancora una volta il lato oscuro e animalesco dell’America di provincia, a scoprire le sgovernate miserie della follia omicida, dall’altro conterrà una palingenesi rappacificante, una presa di coscienza definitiva del proprio dolore e, assieme, una liberazione da quel peso la cui insistenza lo aveva definito per troppi anni.