Gettone n. 16 – 1953-2022

Mario Rigoni Stern, Il sergente nella neve. Ricordi della ritirata di Russia

«Originale»:

Mario Rigoni non è scrittore di vocazione. Nato ad Asiago trent’anni or sono, alpinista, cacciatore, impiegato statale, forse non sarebbe mai capace di scrivere di cose che non gli fossero accadute. Ma può riferire con immediatezza e sincerità di quello che gli accadde. Tra la fine del ’42 e il principio del ’43 gli accadde di partecipare alla ritirata di Russia. Come tanti altri che vi parteciparono è stato portato a scriverne, e noi riteniamo di poter affermare, pubblicando qui la sua relazione di sergente maggiore, ch’essa è forse l’unica testimonianza del genere da cui si riceva un’impressione più di carattere estetico che sentimentale o polemico, o insomma pratico. Una piccola Anabasi dialettale, la definiremmo. Rigoni non testimonia per rendersi utile a una causa o a un’altra, ma per il semplice gusto che prova, in comune coi poeti, a testimoniare.

Elio Vittorini

«Riscrittura»:

Mario Rigoni Stern è un narratore di storie che ha vissuto superando prove durissime, raccontandole oggi in questo libro denso di eventi tragici e di emozioni vere. Difficile prevedere se a queste pagine se ne aggiungeranno altre un domani, magari permera abilità di scrittore.

Rigoni è un ex alpino e combattente, oggi cacciatore e montanaro nell’altipiano dei Sette Comuni.La storia del suo Sergente nella neve ci svela guerra com’è davvero, senza retorica o infingimenti, nel suo orrore ma anche nella tensione etica che permette di sopravvivere restando uomini, conservando dignità e pietà.

La scrittura di Rigoni è tersa e concreta, a tratti poetica, quindi vera. Il ritmo narrativo, incalzante ed espressivo, svela in pieno le paure dei soldati durante la ritirata di Russia, e il loro disperato desiderio di vita. Non è memorialistica, non sono pagine di corretta e accorata rievocazione, questo libro è letteratura. Elementi lirici, frutto di chiare conoscenze poetiche da parte dell’autore, si mescolano a un realismo che non lascia scampo: la guerra è scempio di giovinezza, morte innaturale. La violenza e la speranza risiedono entrambe nel cuore degli uomini, la scelta spetta a ognuno di noi.

Giuseppe Mendicino