di Guido Michelone

Mi sono finalmente deciso a leggere Massimiliano Parente, un cinquantaduenne scrittore grossetano, con il look da pop star, che, in circa un quarto di secolo, ha già pubblicato dieci romanzi e cinque saggi (di cui due in comproprietà). L’ho fatto grazie a una delle sue tante lamentele giornalistiche – che ho avuto modo di consultare in rete, anche uscita sui quotidiani – sul fatto che in Italia si parli molto della narrativa mainstream e poco o nulla di quella ‘diversa’ (sperimentale, alternativa, neoavanguardista, underground o conto corrente che dir si voglia).

In verità, nel recente passato, ero incuriosito da alcuni bellissimi titoli dei suoi libri, ma, per svariate ragioni mi sono ritrovato solo ora a scegliere un romanzo di mezzo – L’amore ai tempi di Batman (La nave di Teseo, Milano 2022) – ovvero la ristampa con un nuovo editore di un’opera uscita sei anni fa, appena prima della pubblicazione, in un unico tomo, della cosiddetta Trilogia dell’inumano che, tra il 2005 e il 2008, composta da La macinatriceContronaturaL’inumano, rivelava appieno il talento dell’autore, confermato in seguito da Il più grande artista al mondo dopo Adolf HitlerParente di Vasco e – l’ultimo al momento – Tre incredibili racconti erotici per ragazzi.

Sull’aletta del libro, a mo’ di quarta di copertina leggo quale incipit: “Come è finito Walter a lanciarsi dal quinto piano vestito da Batman, uscendone per di più miracolosamente illeso, e anzi sventando, in modo del tutto fortuito, l’aggressione a una ragazza? Non lo ricorda più nessuno, ma Walter Moschino era il piccolo Walter della famosa sit-com Quella strana famiglia, un bambino prodigio che voleva diventare un grande scienziato.

Questo, per me, è il grosso enigma iniziale di una vicenda che trova il Moschino ventitreenne ricco, annoiato, orfano dei genitori, accudito dal fedele maggiordomo Ernesto, perennemente ancorato alle serie TV e alla PlayStation, in compagnia del cane Stephen Hawkins ‘stretto’ in un collare elettronico che interpreta gli stati d’animo e li traduce in frasi del vero astrofisico. Dopo la scoperta del tradimento della bellissima fidanzata Jasmine, Walter cade in una grande ossessione, mitigata dai farmaci prescritti dalla psicanalista Alice e sublimata dall’amore platonico per Sasha Grey (ex porno star, ora dj e scrittrice).

Moschino però non vuole incontrare di persona il ‘grande amore’, conoscendo ormai il limite tra illusione e disillusione, limitandosi perciò a fantasticare di un incontro e a seguirla sui social. Ma con la complicità del gruppo di amici nerd (Michi, Lisa, Antonio), si ritrova a indossare i panni del supereroe Batman, con una serie di vendette da mettere in atto (contro i simboli di ciò che per lui rappresenta il potere dei luoghi comuni), per giungere all’apoteosi con un finale davvero incredibile.

Ora, questa vicenda che potrebbe sembrare l’ennesimo tentativo di letteratura pulp, splatter, vintage, postmodern rivela per me tutta una serie di requisiti sia formali sia contenutistici che ne fanno un romanzo di autentico spessore culturale, dove, dietro l’arroganza, la provocazione, la magniloquenza (che è al contempo fragilità) del protagonista (forse un lontano alter ego dell’autore), vengono poste inquietanti domande sulla realtà contemporanea. Innanzitutto credo che L’amore ai tempi di Batman sia un’opera se non esistenzialista, perlomeno esistenziale, nel senso che noto come Massimiliano Parente, attraverso la bocca o la testa del personaggio, esterni problemi fondamentali, sia pur con le armi del paradosso, dell’esagerazione, del linguaggio pop.

Noto infatti che ricorre di frequente, attraverso la passione per l’astrofisica di Walter, il tema del senso della vita e della morte, ricorrendo ai tanti misteri ancora irrisolti per la scienza più avanzata sulla nascita e sull’epilogo dell’universo e su quanto esso rappresenti tra l’atomo e l’infinito. Ma suppongo inoltre che il dramma esistenziale sia anche introdotto dal raccontare una società di massa (con i propri viziati rampolli) schiava del consumismo e della banalità. E vedo infine emergere il tema degli affetti in tutta la sua crudeltà: Moschino, in apparenza freddo e ostile, soffre tantissimo i rapporti con le altre persone e con ciascuna di esse Parente trova una soluzione letteraria che in fondo simboleggia la varietà del tran tran quotidiano, per un romanzo consapevolmente diverso.