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“… il professore che dice con tranquillità non dobbiamo, come ci si aspetta da lui naturalmente, la correzione, è questo che ci aspetta da ogni professore, la correzione…”

(Cristovão Tezza, La caduta delle consonanti intervocaliche)

Heliseu da Motta e Silva è un professore di filologia, è il professore per eccellenza, un “bracciante” della mente, uno scienziato che “racimola le cose pian pianino”, sui libri, nella mente, nell’aula – suo regno –, sacerdote della parola dalle facoltà ludiche e della lezione dai poteri curativi. Una carriera di prestigio, da che all’inizio superò “tutti gli esami e i concorsi per scandaloso eccesso di competenze”, a oggi, questa mattina in cui, a settant’anni, riceverà una medaglia per meriti accademici. O professor di Cristovão Tezza (magistralmente portato in italiano da Daniele Petruccioli nel titolo infedele ma splendido, intuizione di Valentina Bortolamedi, di La caduta delle consonanti intervocaliche, Fazi, pp. 237, euro 17,50) è un’autobiografia suonata a ritroso dal flusso di coscienza di un vecchio, abbracciato ormai sempre a un nemico – il corpo, la memoria, la mancanza di senso? –, vittima della consueta “catena di angosce mattutine”; alle spalle il matrimonio sbagliato con Mônica, la paternità guasta con il figlio gay (che ha lasciato il Brasile e tutto quanto, parla adesso un inglese perfetto, “eppure non sono mai riuscito a comunicare con lui in nessuna lingua”), i trascorsi con Therèse, dottoranda e amante, e quella sapienza – utile, inutile? – intorno alla caduta delle consonanti intervocaliche che generò mill’anni or sono lo iato tra Spagna e Portogallo. Continua a leggere su Nazione indiana.

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